Centro stampa della Gedi a Gorizia, quale futuro per famiglie e lavoratori?

INTERROGAZIONE DI ANDREA TOMASELLA

CENTRO STAMPA DELLA GEDI A GORIZIA, QUALE FUTURO PER LE FAMIGLIE E I LAVORATORI?

Un cortese saluto ai componenti di quest’aula, ai cittadini presenti e coloro che invece ci seguono con la diretta streaming. Quest’oggi, carissimi colleghi, ho deciso di incentrare questa interrogazione su una vicenda che ha fortemente scosso la mia coscienza e che credo potrebbe avere dei risvolti importanti sul tessuto socioeconomico della nostra comunità. Per questo ho ritenuto opportuno scrivere alcune righe per domandare a questa amministrazione comunale, nel limite delle sue competenze e conoscenze, di fornirmi delle risposte o quantomeno degli elementi che mi possano tornare utili per conoscere lo stato di evoluzione della questione e se c’è l’intenzione di affrontarla ed eventualmente in quale modo.

Per contestualizzare questa mia interrogazione, faccio un salto all’indietro nel tempo di circa 7 anni. Come ricorderete, a febbraio 2011 nella zona industriale di Sant’Andrea a Gorizia venne presentato lo stabilimento dove ancora oggi vengono stampati alcuni quotidiani distribuiti in Friuli-Venezia Giulia, tra i quali Il Piccolo e il Messaggero Veneto. All’epoca, in cui la situazione economica era ancora più difficile di oggi, quell’apertura rappresentò una notizia positiva e di grandissima rilevanza, soprattutto per la nostra Gorizia che si trovò in una posizione strategica e perfettamente baricentrica rispetto a Udine e Trieste.

Se dal punto di vista degli investimenti, con oltre 10 milioni di euro, fu certamente un evento di grande prestigio per il nostro territorio, anche dal punto di vista occupazionale rappresentò certamente un avvenimento in controtendenza rispetto alla maggior parte del comparto produttivo locale. Inoltre, l’apertura del centro stampa rappresentò senz’altro anche un indispensabile architrave su cui poi poter posare una sana e robusta informazione per il nostro territorio.

Purtroppo, però, la cronaca recente racconta dell’annunciata chiusura del centro stampa di Gorizia che, su volontà del gruppo Gedi, vedrebbe trasferite attività e poligrafici a Padova. In sostanza, il personale, se non interessato ad eventuali prepensionamenti, sarà trasferito nel centro stampa di proprietà del gruppo a Padova. Tutto ciò con buona pace degli ingenti investimenti, della necessità di mantenere il legame con il territorio, della tutela dei posti di lavori e della qualità del prodotto giornalistico.

A tutto ciò si aggiunge la tragedia che, come tutti abbiamo tristemente appreso dalla stampa, ha colpito un lavoratore dello stabilimento che, in seguito all’annunciato trasferimento dell’attività produttiva dallo stabilimento di Gorizia a quello di Padova, si è tolto la vita. Anche in seguito a questo tragico evento, per il quale esprimo alla sua famiglia e ai suoi cari il mio cordoglio e la mia vicinanza, ho ritenuto fosse necessario proporre a questa amministrazione un ragionamento profondo sul ruolo della stampa e, soprattutto, sulla dignità del lavoro sul nostro territorio.

Lo spostamento del centro stampa, inaugurato soltanto nel 2011 e realizzato anche grazie a un consistente finanziamento del Fondo Gorizia al Consorzio di sviluppo industriale e artigianale del capoluogo isontino, oltreché finanziamenti europei, è certamente inseribile nella più grande e generale situazione di difficoltà dell’editoria nel nostro Paese e che con ristrutturazioni selvagge, tagli lineari e indiscriminati degli organici, crisi aziendali e precariato sempre più diffuso, sta costringendo il mondo dell’informazione ad annaspare nell’ennesima emergenza occupazionale e industriale. Dunque, in un’epoca di grande fragilità occupazionale, anche per la città di Gorizia si prospetta all’orizzonte un’ulteriore crisi complessa.

Da qui nasce l’esigenza della presente interrogazione, indirizzata all’assessore con delega alle politiche del lavoro Marilena Bernobich e all’assessore con delega alle attività produttive Roberto Sartori, con l’intento di conoscere quali saranno le azioni di competenza che intendono assumere al fine di individuare dei percorsi di salvaguardia dei livelli occupazionali che assicurino la piena ricollocazione dei lavoratori, concordando al tempo stesso soluzioni che impattino nel minor modo possibile sulla loro condizione esistenziale, familiare e professionale. Oltreché a tutela dell’indotto che tale attività ha per la nostra città, dato che i giornali se stampati in Veneto arriverebbero certamente più tardi rispetto a quanto accade oggigiorno e, per esempio, il pendolare che prende il treno presto dalla stazione di Gorizia probabilmente il quotidiano non lo comprerà più nelle nostre edicole ma nella città di arrivo.

Tutto ciò premesso,

si interrogano

gli assessori competenti per sapere:

  1. Data la grande importanza di un centro stampa e del relativo indotto sul territorio, se l’amministrazione comunale era a conoscenza della chiusura del centro stampa di Gorizia e se ci sono novità su questa tematica;
  2. In ogni caso, quali sono i provvedimenti che si ritengono opportuni e quali contromisure si potrebbero adottare secondo questa amministrazione per scongiurare la chiusura del centro stampa di Gorizia e quali misure intendono adottare per il lavoratori coinvolti;
  3. Se in futuro sia possibile per l’amministrazione comunale monitorare la situazione delle imprese sul nostro territorio e magari scongiurare ulteriori chiusure o spostamenti di produzione.

Leggi anche: “Pressione fiscale delle imprese: Gorizia la migliore in Italia”

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Pressione fiscale delle imprese: Gorizia la migliore in Italia

Gorizia città con la pressione più bassa d’Italia per piccole e medie imprese

Ieri ho letto sul Messaggero Veneto un interessante approfondimento sulla situazione della pressione fiscale alle piccole e medie imprese del Friuli-Venezia Giulia. A tal proposito, l’esauriente tabella con i dati dell’Osservatorio Cna ha catturato la mia attenzione poiché si legge che nella nostra regione le PMI godono di un trattamento generalmente migliore rispetto al resto del Paese. In particolare, Gorizia è la città dove la pressione fiscale alle imprese è la più bassa d’Italia con una media che si assesta attorno al 54%.

tabella con dati pressione fiscale pmi del friuli venezia giulia
La pressione fiscale sulle piccole e medie imprese del Friuli Venezia Giulia

Al di là del dato certamente incoraggiante, ritengo che osservando con ancora più attenzione i dati forniti dalla tabella, ciò di cui ci si dovrebbe accorgere sta nel fatto che un imprenditore che opera sul nostro territorio lavora i primi 7 mesi dell’anno soltanto per pagare le tasse e poi il resto dell’anno, se gli va bene, è quanto rimane per soddisfare i bisogni suoi e quelli della sua famiglia.

Dunque, seppur sul nostro territorio è possibile essere un pizzico più ottimisti rispetto ad altre parti d’Italia, vi propongo un quesito: possiamo realmente accontentarci di questo risultato o dovremmo cercare di essere ancor più competitivi e attrattivi per le imprese? Scrivete un commento per dirmi che ne pensate, intanto procedo con la riflessione.

Micro, piccole e medie imprese nel futuro dell’Italia

Per come la vedo io, le micro, piccole e medie imprese sono e saranno anche in futuro il collante socioeconomico dei nostri territori. Queste imprese infatti rappresentano un patrimonio fatto di conoscenza e saper fare che è stato ereditato dal passato ma che sempre più ci servirà per guardare alle sfide del futuro con cauto ottimismo. In un’epoca di globalizzazione fuori controllo, ci sarà un ritorno ai valori del localismo inteso come processo di riavvicinamento alla qualità piuttosto che alla quantità e alle relazioni personali, culturali e professionali prima ancora che meramente economiche.

Le risposte quindi che saremo chiamati a dare dovranno andare verso gli imprenditori, con azioni mirate come ad esempio una fiscalità di vantaggio, in moda da liberare risorse ed energie rimaste “imprigionate” e che potrebbero garantire lavoro e nuovi investimenti. Un altro provvedimento quantomai necessario è senza dubbio una corposa sburocratizzazione, magari avvantaggiandosi delle grandi potenzialità che le nuove tecnologie offrono. Tutto ciò nell’ottica di ridare respiro e prospettive al settore e, soprattutto, ai più giovani che altrimenti il loro futuro lo immaginano all’estero.

Lo sviluppo delle PMI è anche compito di una buona politica

Il sistema Italia, fatto di eccellenze e saper fare, di competenze e originalità, non deve seguire acriticamente la chimera del globalismo fuori controllo e né tantomeno l’assurda competizione con i mercati dell’altra parte del mondo dove non vengono tutelati né i diritti umani né i diritti dei lavoratori ed è un optional anche la salvaguardia dell’ambiente. La competizione dovremmo ricominciare a farla alle nostre condizioni, magari seguendo come esempio proprio le buone prassi tipiche delle PMI: impegno, tanto lavoro e caparbietà.

Chiaramente, se tutto ciò sarà possibile dipenderà in buona parte anche dalla politica e dalle scelte lungimiranti che i suoi rappresentanti sapranno prendere. Di una cosa sono certo, per quanto mi riguarda al primo posto dell’agenda politica c’è l’ascolto di chi ama il proprio lavoro e lo porta avanti con cuore e passione. Soltanto con un ascolto aperto e generoso è possibile dare le giuste risposte e prendere le decisioni corrette che in tanti si aspettano dalla politica.

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Leggi anche: Azioni di contrasto alla ludopatia e al gioco d’azzardo sul territorio comunale

Azioni di contrasto alla ludopatia e al gioco d’azzardo sul territorio comunale

Discorso di introduzione del consigliere comunale Andrea Tomasella alla mozione di contrasto al gioco d’azzardo patologico

Una problematica di livello nazionale

Un caro saluto al sindaco, alla giunta, ai colleghi consiglieri, al pubblico presente in aula e a chi ci segue con la diretta streaming. Oggi ho l’onore e l’onere di portare all’attenzione di questo Consiglio Comunale la mozione di iniziativa congiunta dei consiglieri Tomasella, Picco e Braulin: “azioni di contrasto alla ludopatia e al gioco d’azzardo sul territorio comunale”.

Come risaputo negli ultimi anni nella nostra società sta diventando sempre più gravoso il problema legato al gioco d’azzardo, che può essere definito senza tentennamenti una droga silenziosa. Sovente si tende a sottovalutare questa problematica poiché non essendo come una sostanza che si assume fisicamente ed essendo in larga parte legale, anche se crea dipendenza ed è un’attività subdola, la si può praticare essenzialmente ovunque: con la televisione, a casa da computer, in giro con lo smartphone, ma anche nei locali con le slot e altre tipologie di gioco. Si parla dunque di una diffusione generalizzata e capillare, spesso data per scontata ma che ha gravi ripercussioni sulla quotidianità dei nostri cittadini.

Una delle problematicità legate al gioco d’azzardo è che, nonostante negli ultimi anni siano aumentati gli sforzi per arginare questa piaga, i dati relativi alla ludopatia in realtà raccontano di un fenomeno in crescita con sempre più persone disposte a perdere ingenti somme di denaro pur di soddisfare la propria voglia di gioco.

Non a caso, nella terza edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali dell’Associazione Psichiatrica Americana, il gioco d’azzardo era considerato un disturbo mentale a sé stante, caratterizzato da <<un impulso irresistibile e incontrollabile a giocare d’azzardo, che può progredire in intensità e urgenza, consumando sempre più risorse di tempo, energia, pensiero, emozioni o materiali>>.

Accanto alla dimensione “neutra” e considerata come una forma di intrattenimento e governata dalle leggi del divertimento, ne esiste un’altra ben diversa: è la dimensione patologica, ovvero quando il gioco diventa una tragica obbligatorietà di rispondere a un impulso.

Si pensi ad esempio che la problematica ha raggiunto dimensioni talmente preoccupanti che anche l’organizzazione mondiale della santità ha riconosciuto la dipendenza legata al gioco d’azzardo come una “forma morbosa, chiaramente identificata che può rappresentare, a causa della sua diffusione, un’autentica malattia sociale”.

Anche il nostro Papa Francesco ha parlato della problematica relativa al gioco d’azzardo durante un discorso rivolto ai membri della Commissione Parlamentare Antimafia, ne leggo un veloce passaggio:

“Oggi non possiamo più parlare di lotta alle mafie senza sollevare l’enorme problema di una finanza ormai sovrana sulle regole democratiche, grazie alla quale le realtà criminali investono e moltiplicano i già ingenti profitti ricavati dai loro traffici: droga, armi, tratta delle persone, smaltimento di rifiuti tossici, racket, condizionamenti degli appalti per le grandi opere e gioco d’azzardo”.

Il fenomeno dell’gioco d’azzardo, anche con le parole del Santo Padre, appare quindi una problematica da inserire in un quadro più ampio, in cui il confine tra legalità e illegalità si fa labile e in cui non basta la necessità del cosiddetto “gioco pubblico” come antidoto alla presenza di illegalità e di dipendenze.

Ciò che però dobbiamo premettere è che il gioco d’azzardo non vuol dire per forza di cose gioco patologico, magari per taluni individui può diventare progressivamente un problema. Non a caso è stato definito una forma di dipendenza “pura” poiché non comporta uso di sostanze e “mascherata” essendo l’estensione di un comportamento comune, socialmente legittimato. E il fatto che il gioco, come poc’anzi dicevo, è un’attività socialmente accettata e percepita come un normalissimo passatempo, favorisce una sottovalutazione della reale portata della problematica che si presenta anche nella sua forma patologica.

Così, senza neanche che ne prendano coscienza, troppe persone sostituiscono il piacere del gioco alla perdita di controllo e del senso del limite, vengono pervasi da un impulso incontrollabile, da una vera e propria forma di dipendenza che porta queste persone alla rovina di se stessi e delle proprie famiglie, arrivando a indebitarsi all’inverosimile, a commettere atti illeciti, a ricorrere all’usura, a perdere il posto di lavoro e, talvolta, arrivare fino all’estremo gesto di togliersi la vita poiché non sembrano esserci altre via di uscita. Quando parliamo di Gioco d’azzardo patologico (GAP) parliamo dunque di una vera e propria tassa sulla speranza di chi però non ha più speranza.

Il GAP è un disturbo disabilitante e frequentemente sottodiagnosticato, la cui incidenza sembra essere in aumento vertiginoso, anche in proporzione all’incremento delle occasioni di gioco. Esso costituisce una condizione cronica ed ingravescente che distrugge la vita dell’individuo e di quelli a lui vicini. Non solo è associato ai problemi finanziari dovuti alle grandi quantità di denaro spese per l’attività di gioco o alla perdita del lavoro, ma questo disturbo aumenta la probabilità di altri problemi psichiatrici, affettivi e di salute nel paziente e nella sua famiglia. Il tasso di suicidi nei giocatori patologici, per esempio, è secondo solo a quello dei pazienti con Disturbi dell’Umore, Schizofrenia e alcune condizioni neurologiche ereditarie.

È chiaro dunque che il gioco d’azzardo può essere una vera e propria sciagura, che avvicina subdolamente le persone e che poi, una volta accalappiate, hanno grandi difficoltà a liberarsene. La grandezza del fenomeno la si può dedurre dal fatto che interessa vari aspetti della vita sociale ed economica del nostro Paese.

Con il supporto del progresso tecnologico e della globalizzazione, delle tendenze sociali e anche dalla pesante crisi economica che ha investito il nostro Paese nell’ultimo decennio, il fenomeno del gioco d’azzardo è via via aumentato e di certo non sempre siamo riusciti come Paese a fornire le giuste risposte alla problematica.

Forse ricorderete il caso dei novantotto miliardi euro di evasione totale che, secondo un’inchiesta del 2007 della Corte dei Conti, avrebbe riguardato dieci aziende concessionarie delle slot machine in Italia, accusate di non aver collegato gli apparecchi al sistema informatico del controllo dei Monopoli.

La prima sentenza, arrivata soltanto nel 2012, ha ridimensionato di molto l’importo della sanzione che è passata a due miliardi e cinquecento milioni di euro. Pensate, da novantotto miliardi a due miliardi e mezzo, ma non è ancora finita. Infatti, nel 2013 con il successivo condono dell’allora governo in carica, le società coinvolte se la sono cavata liquidando solo il 30% del dovuto: da novantotto miliardi siamo così arrivati a quattrocentotrenta milioni di euro.

Gioco d’azzardo, la situazione in Friuli-Venezia Giulia e, in particolare, nella provincia di Gorizia

Se il problema si fa sentire a livello nazionale, anche a livello locale non possiamo far finta di niente. Una recente inchiesta del Messaggero Veneto infatti fotografa una situazione tutt’altro che rosea. Innanzitutto, la febbre da gioco coinvolge sempre più giovani. La cronaca infatti racconta di percentuali prossime al 30% di ragazzi che hanno provato l’ebrezza del rischio con gratta e vinci, lotto, superenalotto e scommesse. Magari possono essere scommesse occasionali ma la realtà è che se non si pone la giusta attenzione sul tema il rischio è di avere un esercito di giovani che la fiorente industria dell’azzardo potrà spremere e sfruttare fino all’ultimo centesimo.

Citando ancora l’accurato approfondimento del quotidiano locale, analizzando i dati di gennaio-giugno 2017, la spesa media per abitante del Friuli-Venezia Giulia è stata di 138 euro, per una proiezione annua di 277 euro. E su 167 milioni di spesa (cioè di perdite), il 70% viene bruciato in slot e il resto, a molta distanza, fra lotterie varie. Purtroppo, mancano i dati sul gioco online ma si stima che la raccolta in Friuli-Venezia Giulia arrivi attorno ai 400 milioni su base annua con perdite complessive di circa 20 milioni.

Bruciati a Gorizia 5 milioni di Euro in Gioco d’azzardo

Sempre citando la stampa locale, precisamente l’articolo “Malati di gioco, bruciati nell’Isontino 30,5 milioni” pubblicato su Il Piccolo dello scorso 23 giugno, viene riportata una situazione allarmante collegata al gioco d’azzardo in provincia di Gorizia: sono stati 30 milioni e 527 milia gli euro spesi nell’Isontino nel solo 2016 tra slot machine e Vlt (Video lottery terminal). Il dato è fornito dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ed è davvero impressionante per una realtà piccola come la nostra. Nel capoluogo isontino nel 2016 le giocate complessive nei 263 apparecchi presenti in città (1 ogni 131 abitanti) sono state pari a 25,68 milioni di euro, di cui andati persi 5,58 milioni di euro. Soltanto a Gorizia nel 2016 sono stati bruciati più di 5 milioni di euro nelle macchinette. Pensate a cosa sarebbe stato possibile fare se, invece di buttarli nelle slot, questi soldi fossero investiti a favore della comunità per esempio sotto forma di sostegno alle famiglie con bimbi piccoli o sgravi sulle tasse degli asili nido, attività per il dopo scuola o comunque a favore di una socialità positiva.

Proprio in questo contesto si inserisce anche l’articolo pubblicato sempre sull’edizione de Il Piccolo di ieri 9 luglio 2018. Il titolo, molto eloquente, riporta: “Cresce la richiesta di cure per la dipendenza da gioco” ed il sottotitolo invece fotografa una situazione quantomeno allarmante con 85 pazienti presi in carico dall’Azienda sanitaria da gennaio 2018 ad oggi e riportando che il grido d’aiuto rivolto agli specialisti proviene soprattutto dalla fascia d’età dei quarantenni. Subito a seguire la fascia d’età dei cinquantenni e dei sessantenni, ma ciò non vuol dire che i più giovani sono immuni alla dipendenza da gioco d’azzardo ma possono godere della protezione, soprattutto economica, della rete familiare.

Credetemi, non è scontato affrontare il tema del contrasto al gioco d’azzardo e alla ludopatia su un territorio transfrontaliero come il nostro, dove a poche centinaia di metri c’è la possibilità di giocare altrettanto legalmente nei diversi casinò presenti oltre confine. Tuttavia, ciò che noi possiamo fare, è iniziare proprio a lanciare quelle iniziative e buone prassi che possono sensibilizzare, a partire proprio dalla nostra città, un territorio magari più vasto. Non dobbiamo dimenticare che in futuro potremo contare anche sullo sviluppo di strumenti come il GECT che potrebbero in tal senso essere pionieristici e contribuire a colmare una lacuna che, proprio questa Unione Europea, non ha ancora saputo risolvere e nemmeno affrontare con la dovuta dovizia. Per cui, seppur in una terra di confine, con una moltitudine di micro e macro case da gioco, questa mozione ha l’obiettivo di ristabilire il senso delle cose, costruire una mentalità nuova e, soprattutto, un nuovo senso di stare assieme.

Sono certamente consapevole che la mozione che quest’oggi propongo in Consiglio non sarà la panacea di tutti quanti i mali legati al gioco d’azzardo, tuttavia ritengo possa essere un segnale ed una presa di posizione importante circa una problematica che non andrebbe sottovalutata. Soprattutto perché, citando i dati forniti dai due nuovi studi Espad e Ipsad dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa, sembrano più a rischio di sviluppare problematicità al gioco coloro che sono in cerca di prima occupazione (19,2%) e gli studenti (14,1%).  Insomma, due fra le categorie più indifese ed esposte al pericolo. Il 10,8% degli studenti infatti ignora che nel nostro Paese è illegale giocare per gli ‘under 18’ e si stima che 580.000 (33,6%) studenti minorenni abbiano giocato d’azzardo nel corso dell’anno. La facilità di accesso ai luoghi di gioco da parte degli ‘under 18’ è confermata dal dato che solo il 27,1% riferisce di aver avuto problemi a giocare d’azzardo in luoghi pubblici perché minorenne. Il 75% degli studenti spende in giochi d’azzardo meno di 10 euro al mese e il 6,3% spende più di 50 euro al mese, quota che tra gli studenti con un profilo problematico sale al 22,1%.

Mozione di contrasto al Gioco d’azzardo, a Gorizia lavoro bipartisan e trasversale

Per concludere ci tengo a sottolineare che questa mozione che ho avuto onere e onore di portare oggi in Consiglio, ed è frutto di un intenso lavoro portato avanti con costanza e determinazione, scevro da ideologie politiche, vuole affrontare responsabilmente il tema del gioco d’azzardo e della ludopatia. Tutto ciò per favorire la consapevolezza su questo tema e generare dei forti “anticorpi”. Perché solo attraverso la cura delle relazioni autentiche, l’ascolto e la vicinanza si può porre un freno a questa situazione. Proprio grazie all’opportunità di presentare questa mozione, ho avuto in questi mesi numerosi incontri con diverse persone, professori e istituzioni che hanno a che fare con il gravoso tema del gioco d’azzardo e a maggior ragione ritengo doveroso affrontare questa battaglia di civiltà con serietà e dedizione, senza accettare soluzioni al ribasso e, soprattutto, con l’obiettivo di colpire chi specula su povertà e disperazione.

Sono convinto che questo documento bipartisan sia un importante segnale per far capire che Gorizia non è una città dove possono radicare attività collegate al gioco d’azzardo e alla ludopatia, anzi questa potrebbe essere il territorio da cui favorire la desertificazione delle macchinette mangiasoldi con coscienza e buonsenso. Tutto ciò sia per consentire a chi ha sviluppato dipendenza da gioco d’azzardo di non avere facilità d’accesso a queste macchinette e anche per prevenire che le fasce più deboli della popolazione possano trovare facilmente la voglia di provare l’ebrezza per poi magari finire intrappolati nel giogo del gioco d’azzardo patologico.

Permettetemi poi di fare dei ringraziamenti a delle persone che in questo percorso di maturazione della presente mozione sono state fondamentali per realizzare quella che ritengo essere una mozione bipartisan. Innanzitutto, i due colleghi consiglieri Andrea Picco e Luca Braulin, con cui, nonostante personalità e vedute politiche diverse, siamo riusciti a creare un documento unico, condiviso e bipartisan nel reciproco intento di creare un documento trasversale ed inclusivo. Ci tengo poi a ringraziare anche l’assessore al commercio del Comune di Monfalcone Luca Fasan con cui ho avuto un proficuo scambio di buone pratiche. Un sentito ringraziamento infine lo rivolgo al dott. Vegliach e al prof. Kermol che hanno fornito diversi spunti utili per consentirmi di affrontare il tema del gioco d’azzardo patologico in maniera accademica e scientifica.

Concludo dicendo che reputo la battaglia contro chi specula sulla povertà e la disperazione della dipendenza da gioco d’azzardo patologico una battaglia di civiltà, da combattere con tutte le associazioni, i comitati, i cittadini liberi che non sono condizionati né dai soldi né dalle lobby. Il gioco d’azzardo è un prodotto nocivo per la salute umana e danneggia l’economia produttiva poiché ogni euro in azzardo è un euro in meno per il nostro commercio e tutto l’indotto. Inoltre, come amministratore, ritengo che il mio dovere è quello di preoccuparmi laddove esiste una problematicità e di adoperarmi per proteggere e servire la mia comunità.

Conclusioni

Quanto avete letto è il discorso che nella serata di ieri ho avuto il piacere di pronunciare in aula del Consiglio Comunale di Gorizia, l’ho fatto col cuore e con l’anima e sono certo di essere riuscito a trasmettere tutti i contenuti che mi ero prefissato. Quella del contrasto al gioco d’azzardo patologico è una battaglia in cui credo fermamente e l’affetto e il supporto che in tanti mi avete dimostrato è stato per me fondamentale per riuscire a portarla avanti con caparbietà, senza accettare soluzioni al ribasso e nell’interesse esclusivo della città di Gorizia.

Adesso l’impegno che mi pongo come Consigliere Comunale è quello di monitorare che quanto richiesto con la mozione (votata all’unanimità con 28 voti favorevoli) possa trovare seguito negli ambiti opportuni.

Se vi va, scrivete un commento per dirmi che ne pensate del discorso che ho preparato. Mi farà piacere sapere i vostri pareri e sarò contento di rispondervi. Condividete questo articolo con i vostri amici per aiutarmi a farlo conoscere e seguitemi sulla mia pagina Facebook per essere sempre aggiornati: www.facebook.com/andtomasella.

Leggi anche: Politiche Giovanili e Fontana del Gyulai – interrogazione del consigliere Tomasella

Pontida 2018, raduno della Lega per dire stop invasione, sì famiglia naturale e prima gli italiani

Nuovo video sul mio canale YouTube, date un’occhiata e fatemi sapere cosa ne pensate Pontida 2018, raduno della Lega per dire stop invasione, sì famiglia naturale e prima gli italiani

Guarda anche: Pontida 2017: report e foto della giornata (17-09-2017) #forzaLega

Pontida 2018: il raduno della Lega fra tradizioni e futuro

Che cos’è il raduno di Pontida? Cosa ricorderò di questa edizione? Quali sono le linee politiche del futuro della Lega?

palco di pontida 2018
Il buonsenso al governo

Mi sembra come se fosse ieri che per la prima volta mettevo piede sul pratone di Pontida, teatro all’aperto di ben trentatré edizioni del tradizionale raduno leghista dove ogni anno si incontrano migliaia di persone provenienti da ogni parte del Paese e i massimi esponenti del Carroccio annunciano le nuove strategie e le linee politiche del movimento.

Sembra ieri, e invece sono passati già quattro anni. Pochi? Tanti? Sinceramente non lo so ma fintanto che andarci sarà un piacere e un divertimento, oltreché un dovere da militante, non baderò a quante edizioni ho partecipato bensì ai contenuti che vengono proposti. A tal proposito, quella di ieri è stata decisamente la più innovativa edizione fra le quattro a cui ho partecipato.

Pontida 2018: la Pontida del cambiamento

leghisti a pontida per il raduno del carroccio
Un altro scorcio del pratone di Pontida

Per la prima volta da quando partecipo al raduno di Pontida, il movimento di cui sono parte non è più all’opposizione bensì è alla guida del Paese. Non a caso lo slogan di quest’anno è stato “Il Buonsenso al Governo”. E checché ne dica buona parte dei mezzi di informazione italiani, i toni e le proposte fatte quest’anno hanno visto un bel cambio di passo rispetto al passato. Se negli anni scorsi c’è stata per lo più un’aspra e motivata critica nei confronti dell’operato (?!?) dei precedenti governi, quest’anno invece sono state fatte delle proposte per affrontare i temi caldi del momento e al contempo sono stati raccontati i primi successi del governo a trazione leghista. In un mese non sarebbe certamente stato possibile risolvere e dare risposte a tutti i disastri combinati dai precedenti governi, ma qualcosa di buono già è stato fatto. Però di questo parlerò più avanti.

Fra le edizioni a cui ho aderito, Pontida 2018 è stata sicuramente quella con più partecipazione. Circa 50/60mila persone provenienti da ogni parte di Italia hanno affollato il pratone e le zone limitrofe, la differenza rispetto agli anni passati si vedeva e, soprattutto, si sentiva. Infatti ogni volta che dal pratone partiva un applauso o un coro a sostegno di chi parlava dal palco lo si sentiva forte e chiaro anche da molto lontano (tipo come quando a un concerto partono i bassi di una canzone e ti fanno vibrare tutto, ho reso l’idea?). E lo dico proprio perché, mentre ero andato sulla collina che sovrasta il pratone, per scattare alcune fotografie dall’alto e registrare dei brevi video del pubblico presente, è partito il coro “Matteo, Matteo, Matteo!” che tuonava forte e imponente a testimoniare il grandissimo supporto del popolo leghista nei confronti del vicepremier e segretario federale Matteo Salvini.

Ci sono poi tantissimi altri cambiamenti che hanno contraddistinto questa Pontida rispetto alle precedenti edizioni, per lo più parlo di logistica e di organizzazione. Per esempio i gazebo e gli stand con i prodotti tipici dei territori erano disposti diversamente dal passato, oppure anche l’area che solitamente era destinata alle tende per campeggiare quest’anno ospitava panche e tavoli da sagra con un affollato chiosco di alimenti e bevande. Certo, nulla di radicale ma comunque dei piccoli cambiamenti che a mio modesto parere potrebbero essere il preludio di un’ulteriore espansione della manifestazione negli anni a venire.

Quello che ho notato con un pizzico di curiosità in più sono stati alcuni tricolori che sventolavano inediti sul pratone di Pontida, fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile. D’altro canto questo è il frutto del lavoro svolto dal segretario federale Matteo Salvini, che ha reso il movimento trasversale, inclusivo e aperto alle sensibilità di tutti gli italiani che da nord a sud si riconoscono nelle proposte e nelle battaglie della Lega.

Ah sì, ve l’ho detto che ‘sto anno “Pontida” l’hanno fatta il primo luglio? Ragazzi, giornata splendida e gran caldo!

Stop invasione, prima gli italiani e giornata della famiglia

Roberto Calderoli e Andrea Tomasella
Roberto Calderoli e Andrea Tomasella

Ve l’avevo detto, dei contenuti di questa edizione ne avrei parlato più nel dettaglio, senza la presunzione di voler affrontare tutto ma con l’ambizione di parlare di ciò che per me è stato più significativo.

Partiamo dal tema del momento: la lotta all’immigrazione clandestina. Su questo tema le idee e le proposte della lega sono molto chiare: chi specula a spese degli italiani sulla pelle degli immigrati non troverà più alcun business in Italia (ciao ciao ONG). E in questo primo mese di governo, il ministro degli Interni Salvini ha dimostrato di essere determinato a portare fino in fondo questa politica.

Prima gli italiani: non è uno slogan ma è un principio sacrosanto. Come ha detto anche il ministro per la famiglia e le disabilità Lorenzo Fontana: “uno Stato serio prima pensa ai propri cittadini e poi al resto del mondo”. Proprio come farebbe un buon padre di famiglia: prima pensa ai propri figli e poi, se avanza, anche agli altri.

Un altro tema a me molto caro è quello del sostegno alla famiglia naturale e da questo punto di vista trovo ineccepibile l’intervento che ha fatto il governatore del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Sono certo che sul tema si potrebbe aprire un dibattito lungo e interessante (se vi va, scrivete un commento con le vostre idee a riguardo), tuttavia ritengo che la politica deve reiniziare a prendersi la responsabilità di interrompere un’ideologia che finanzia con soldi pubblici chi fa propaganda per l’egoismo di alcuni adulti. Bene quindi l’annuncio del governatore Fedriga di voler dare la priorità al Family Day e di negare il patrocinio della Regione al Pride.

Lotta alla mafia e Lega delle Leghe

Pontida 2018 il raduno della Lega fra tradizioni e futuro-9

Matteo Salvini è spontaneo e quando parla dice le cose chiaramente e senza tanti giri di parole. Questa sua caratteristica l’apprezzo moltissimo, anche perché sinceramente non sono entrato in Lega per morire democristiano e né tantomeno schiavo del politicamente corretto. Sono entrato in Lega perché ho ritenuto (e ritengo tutt’ora) che il mio Paese necessita di diversi cambiamenti e, con impegno, tanto lavoro e determinazione, sono convinto di poter contribuire affinché questi cambiamenti si concretizzino.

Quando dal palco di Pontida Matteo ha richiamato il tema della lotta alla mafia, lo ha fatto senza mezzi termini: “le schifezze che rispondono al nome di mafia, camorra e ‘ndrangheta, a noi fanno schifo”. Applausi. Sì perché, al di là di qualche “scrittore” radical chic o di chi dall’alto del suo attico a New York dice agli italiani come vivere e sputa odio su Salvini e la Lega (avete capito di chi parlo? Se sì, scrivetelo in un commento), la realtà è che Matteo parla di vita quotidiana e delle problematiche con cui troppi italiani devono lottare ogni giorno. Davvero emozionante il riferimento a Rosario Olivatino, morto a 38 anni vittima della mafia: “un giudice integro e onesto che ha donato la sua vita per noi e il futuro dei nostri figli. Questa l’antimafia che aiuteremo: dei Falcone e Borsellino, Giuliano, Cassarà, di Rocco Chinnici”.

Questa Unione Europea non funziona, ce ne rendiamo conto un po’ tutti tranne gli “aficionados”, i mondialisti e chi ci guadagna dal cancellare i popoli europei a forza di spread, immigrazione incontrollata e multinazionali. Proprio per questo il tema del cambiamento di questa Unione Europea è uno dei cavalli di battaglia che Matteo Salvini ha deciso di portare a Pontida. L’idea è semplice e al contempo audace: la Lega delle Leghe, ovvero un’unione di tutte le forze politiche europee libere e sovrane. Devo dire che questo passaggio è realmente fondamentale: fino ad oggi avevo sempre creduto che il superamento del “nord” e l’apertura al mezzogiorno fossero l’obiettivo del segretario federale. In realtà ho capito che si trattava soltanto di un primo piccolo passo in direzione di un obiettivo più grande e ambizioso e che potrebbe finalmente fornire le giuste risposte alle sfide che la contemporaneità ci pone: local vs global, identitari vs mondialisti e lavoratori vs parassiti solo per citarne alcune.

Come sempre, Matteo è un passo avanti a tutti.

Aspettando Pontida 2019

pontida 2018
Aspettando Pontida 2019

Era davvero da un sacco di tempo che non scrivevo un articolo per il mio blog. Nell’ultimo anno ho pubblicato molto, soprattutto aggiornamenti sulla mia attività da consigliere comunale o riguardanti i nuovi video che pubblico sul mio canale YouTube, però un articolo come questo era un bel po’ che non lo facevo. Evidentemente ci voleva una nuova manifestazione leghista per darmi l’entusiasmo di ritornare a scrivere le mie idee e i miei pensieri su questo blog, mi auguro che quanto ho scritto sia riuscito ad appassionarvi e trasmettervi le mille e più emozioni della mia quarta Pontida.

La giornata di ieri è stata veramente bellissima, sono felice di averla condivisa con migliaia di persone che da ogni parte d’Italia hanno dimostrato una volta in più che con entusiasmo e buona volontà si possono raggiungere importanti traguardi. Un particolare ringraziamento lo rivolgo anche a tutte le persone che assieme a me sono arrivate a Pontida in corriera, condividendo un viaggio e un’esperienza che porterò sempre nel mio cuore.

Condividete questo articolo con i vostri amici tramite social, col passaparola o come meglio credete, mi farà davvero piacere. Se vi va, scrivete un commento con le vostre idee su quanto avete letto, per me sarà un piacere leggere e poi rispondervi.  Un caro saluto e alla prossima!

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