Guerra di propaganda. Semiotica e comunicazione nei teatri di crisi + intervista al Direttore Gianandrea Gaiani

Guerra di propaganda. Semiotica e comunicazione nei teatri di crisi + intervista al Direttore Gianandrea Gaiani

Questo 12 ottobre 2015 ho partecipato al convegno “Guerra di propaganda. Semiotica e comunicazione nei teatri di crisi” svoltosi nell’aula magna del centro polifunzionale Santa Chiara di Gorizia.
Ho ascoltato con attenzione diversi relatori, con il proposito di scrivere questo nuovo articolo e di condividere ciò che ho visto e sentito. Inoltre vi proporrò la mia intervista al dott. Gianandrea Gaiani, esperto militare e Direttore della rivista web Analisi Difesa. Continuate a leggere per saperne di più.

Una breve introduzione

Il convegno è stato organizzato dall’università di Udine, in collaborazione con la segreteria organizzativa dei corsi di laurea in Relazioni Pubbliche e Comunicazione Integrata delle imprese e delle organizzazioni (Centro Polifunzionale di Gorizia), con lo scopo di dare risposta a delle domande quanto mai attuali, come per esempio: cosa e come cambia il coinvolgimento dei media in situazioni di crisi o di conflitto? La “strategia del silenzio” è utile o dannosa, a che condizioni? Quali modalità per comunicare in situazioni di conflitto, superando la consapevolezza dell’audience?
Nelle oltre quattro ore di conferenza sono stati diversi i relatori che hanno provato a rispondere, nel modo quanto più esaustivo possibile, a questi ma anche ad altri quesiti.

Gli interventi

Da sx: Barbara Gruden, Fausto Biloslavo, Gad Lerner, Gianandrea Gaiani e Andrea Romoli
Da sx: Barbara Gruden, Fausto Biloslavo, Gad Lerner, Gianandrea Gaiani e Andrea Romoli

Il convegno ha avuto inizio alle 09:00 con i saluti della delegata del Rettore per la sede di Gorizia, la prof.ssa Nicoletta Vasta. A seguire è intervenuta la prof.ssa Renata Kodilja, che, fra le altre cose, ha ricordato la mostra fotografica “Sguardi di guerra“, esposta in contemporanea al convegno nei locali dell’università e di cui parlerò meglio nel proseguo del mio articolo.
Il primo fra gli ospiti a prendere parola sul tema del convegno è stato il dott. Gianandrea Gaiani, esperto militare e Direttore di Analisi Difesa, rivista mensile sul web che tratta argomenti di Difesa italiana e mondiale, aree di crisi e analisi dei conflitti (per info: www.analisidifesa.it).
Il Direttore Gaiani, nel suo intervento intitolato “Propaganda, disinformazione e Info OPS nelle crisi dei nostri giorni“, ha utilizzato una galleria di immagini per approfondire tematiche quali: strategie d’immagine e delle immagini strategiche; informazione e propaganda; il ruolo della narrativa e, infine, la sfida dei nuovi media.
Fra i temi trattati, ho trovato particolarmente interessante il passaggio inerente alla “propaganda di disinformazione e di informazione pilotata“, che, ha spiegato il dott. Gaiani, attraverso diverse tecniche (reportage e articoli con tesi preconfezionate, testimoni, esperti e analisti al servizio di lobbies, sondaggi per orientare l’opinione pubblica, informazione istituzionale e media militanti) fornisce informazioni parziali e non sempre veritiere.
Il secondo relatore ad aver intrattenuto il pubblico con un’esauriente esposizione, anche questa arricchita con molti contenuti multimediali, è stato il giornalista Fausto Biloslavo, reporter e fotografo di guerra (per info: www.faustobiloslavo.eu).
Il suo intervento “Guerra dell’informazione dalla Libia all’Ucraina fino alle bandiere nere“, è stato diviso in due parti. Nella prima ha parlato della Siria e del popolo siriano, di Ucraina e Crimea, tutti luoghi in cui il fotoreporter è stato in prima persona e di cui ha portato al convegno la sua testimonianza.
Nella seconda parte del suo intervento, in cui si è concentrato su quelli che ritiene i “tabù delle nostre (italiane NdR) missioni all’estero“, ha mostrato un suo video girato nei campi di addestramento dei peshmerga (pesh: prima, merga: morte), termine che indica il combattente curdo, a nord di Mosul in Iraq. In questo contesto ha evidenziato l’importante componente umanitaria nelle missioni all’estero dell’esercito italiano.
Infine ho ritenuto molto toccante il momento in cui ha riportato il “miracolo” di Eduardo Donnantuono, storia raccontata a Panorama dai paracadutisti della brigata Folgore nella trincea afghana. Di seguito vi riporto un estratto del racconto: “I talebani ci hanno accolto con una valanga di fuoco. Eduardo rispondeva sparando con la mitragliatrice sopra il blindato. Ad un certo punto l’ho visto sbattere indietro la testa. Un proiettile di kalashnikov aveva centrato gli occhialoni anti sabbia ed era entrato nell’elmetto uscendo da dietro” racconta il caporal maggiore scelto dei paracadutisti Domenico Buonaurio, 30 anni di Napoli. Eduardo Donnantuono, il suo compagno di squadra del 183° reggimento Nembo, è un miracolato. Quando è uscito dal blindato il suo volto era una maschera di sangue, ma il proiettile gli ha fatto solo un graffio sulla testa. Pochi centimetri più in là ed il 24 giugno sarebbe morto.
Il terzo intervento, intitolato “Professione inviato: conflitti e narrazione” è stato fatto dalla dott.sa Barbara Gruden, inviata esteri TG3 Rai, che, ha reso quanto più completa possibile la sua esposizione al pubblico con diversi suoi lavori, visionabili anche on-line su www.rainews.it e fornendo molti spunti interessanti, a riguardo di argomenti attuali, come l’emergenza dell’immigrazione, che porta enormi masse di persone ad arrivare in Europa dal Medio Oriente, la crisi in Ucraina e molto altro.

Andrea Romoli in primo piano, poi Gad Lerner, Fausto Biloslavo e Barbara Gruden
Andrea Romoli in primo piano, poi Gad Lerner, Fausto Biloslavo e Barbara Gruden

Dopo la pausa caffè, attorno a mezzogiorno, minuto più minuto meno, è iniziata la seconda parte del convegno. Ad aprire i lavori il dott. Andrea Romoli, inviato Rai e ufficiale della Riserva dell’Esercito Italiano. Il suo intervento, intitolato “Il paradigma della guerra non lineare: l’informazione al servizio della vittoria” è stato rivolto ai presenti per chiarire quanto la propaganda abbia cambiato la guerra e come quest’ultima abbia cambiato a sua volta l’informazione.
In conclusione dei lavori, il giornalista, scrittore e conduttore televisivo Gad Lerner ha effettuato il suo intervento, intitolato “Guerra e comunicazione: uno sguardo di sintesi“. Fra gli argomenti trattati, molto interessante una sua riflessione sul ruolo cruciale della propaganda dei fondamentalismi religiosi contemporanei (per info: www.gadlerner.it).

Intervista

Il Direttore Gianandrea Gaiani durante il suo intervento
Il Direttore Gianandrea Gaiani durante il suo intervento

Di seguito vi propongo l’intervista che ho fatto al dott. Gianandrea Gaiani, direttore della rivista web Analisi Difesa, che gentilmente si è prestato per rispondere alle mie domande.

Qual è la sua opinione a riguardo del ruolo che i giovani dovrebbero avere nei confronti delle sfide che i nuovi media hanno apportato all’informazione contemporanea?

Credo che ci dovremmo porre come società, tutta, non solo i giovani, in maniera più critica, consapevoli che i mutamenti che subiamo oggi, forse con troppa leggerezza, influenzeranno e modificheranno completamente la composizione sociale delle nostre città, del nostro Paese e dell’Europa. Inoltre nel tempo modificheranno anche il nostro stile di vita e, purtroppo, temo andranno a minacciare quei valori per i quali le generazioni precedenti si sono battute e che oggi, sempre di più, diventano precari, pur essendo i valori sui quali abbiamo fondato la nostra società e anche la vita sociale e politica degli ultimi settant’anni.

Durante la conferenza si è parlato del corretto utilizzo delle parole per fare informazione. In Italia, dove la libertà di stampa non è fra la migliori, quanto ritiene le parole siano a volte strumentalizzate? E perché?

Per me la libertà di stampa in Italia è più che buona, poi va considerata la complicità dei media ad accettare delle convenzioni e delle norme di linguaggio che la politica ha interesse a diffondere e a veder utilizzate. Il caso dell’emergenza immigrazione è il più palese. È stato rimosso il concetto di immigrato clandestino, anche se di fatto in tutto il mondo nessuno, legalmente, può violare i confini di un altro Paese. Nessuno può entrare senza avere i documenti in un altro Paese. Il termine immigrato clandestino è stato sostituito da altre parole, che non hanno nessun significato reale in questo contesto: naufraghi, rifugiati, migranti o profughi.
In definitiva usiamo parole del politically correct che ci vengono imposte dalla politica e spesso i media, in maniera troppo passiva, subiscono questo pressioni senza rendersi conto che se perdiamo l’uso corretto delle parole, travisiamo le notizie e non riusciamo poi a essere credibili nei confronti dell’opinione pubblica italiana. Che non è più quella degli anni ’50, ma che è acculturata e abbastanza consapevole per rendersi conto se le informazioni che riceve sono in qualche modo viziate da un tentativo di disinformare.

A questo punto vorrei chiedere un suo parere sul dove sta andando la società. Siamo sempre più globalizzati, sempre più rivolti al mondo. Ma le comunità locali, prendo come esempio, visto che è dove ci troviamo, la città di Gorizia, come subiscono, o magari anche incidono, nella propaganda e nelle informazioni dei nostri giorni?

Io credo che il discorso globale sia in qualche maniera inevitabile, mi pare, purtroppo, che ci sia la determinazione a colpire tutte le caratteristiche che rendono tale un popolo, e questo fenomeno non riguarda solo l’Italia. Dunque, perdendo di vista le caratteristiche sociali, culturali e di civiltà di un popolo, in questo caso anche degli europei o degli italiani, ma anche a livello regionale e locale, diventiamo tutti dei numeri in una società che non ha più una sua caratterizzazione. Senza identità non esiste un popolo e se non esiste un popolo diventiamo tutti più facilmente strumentalizzabili.

In conclusione vorrei sapere, qual è la sua opinione sull’opportunità che è stata data, sia agli universitari sia ai goriziani, con questo convegno “Guerra di propaganda. Semiotica e comunicazione nei teatri di crisi” organizzato dall’università di Udine e dalla segreteria della facoltà di Relazioni Pubbliche?

Sono contentissimo di aver potuto partecipare a questo convegno perché, ancora una volta, Gorizia e il polo universitario, in questo caso dell’università di Udine, hanno organizzato un’attività di grande interesse e che confermano Gorizia come un centro culturale di altissimo livello. Credo questi temi dovrebbero essere maggiormente trattati, anche negli ambienti universitari, perché sono i temi che servono a tutti noi per essere consapevoli di quello che ci accade attorno e soprattutto per essere cittadini più consapevoli del fatto che passiamo la maggior parte della nostra giornata a incamerare informazioni, spesso senza renderci conto che quelle informazioni che riceviamo possono influenzare radicalmente il nostro pensiero e la nostra posizione nei confronti di un argomento o di un altro. Il tema della guerra oggi è quanto mai attuale e il convegno organizzato a Gorizia sicuramente ha contribuito a dare a tutti i partecipanti, ma anche relatori, una maggiore consapevolezza del mondo difficile nel quale ci troviamo e di quanto spesso i conflitti che riteniamo lontani, in realtà, sono davvero alle porta di casa.

La mostra

Alcuni degli scatti fotografici della mostra
Alcuni degli scatti fotografici della mostra “Sguardi di guerra”

Un altro piacevole elemento da raccontare è la mostra “Sguardi di guerra“, che comprende diverse decine di fotografie, scattate nelle lontane terre del Medio Oriente.
Alcuni degli scatti fotografici sono di Albero Alpozzi, fotografo professionista e giornalista freelance di Torino, specializzato in aree di crisi e fotografie per l’architettura (per info: www.albertoalpozzi.it).
Le altre fotografie esposte sono state scattare da Giulio Magnifico, fotografo udinese che predilige la street photography  e che ha collaborato con il giornale tedesco Der Spiegel e che espone le proprie fotografie in una galleria di Londra e nello studio fotografico Piccinin di Udine (per info: www.giuliomagnifico.it)

Conclusioni

Posso dire che, dopo aver partecipato a un convegno così ben organizzato e soprattutto incentrato su tematiche importanti e di spiccata attualità, sono davvero riconoscente agli organizzatori che hanno portato in città degli ospiti illustri e preparatissimi.
Inoltre auspico ci potranno essere anche in futuro altre attività del genere, importanti tanto per gli studenti universitari quanto per i cittadini, che possono così diventare più consapevoli e attenti a riguardo di questioni molto importanti e che, sempre più, influenzeranno il prossimo futuro della collettività.
Prima di salutarci vi invito a scrivere nello spazio dei commenti tutte le vostre impressioni su questo articolo, per me sarà un piacere rispondervi, o anche solo sapere cosa ne pensate a riguardo.
Infine, se avete gradito quanto avete letto, condividetelo con tutti i vostri amici, mi farà molto piacere.

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