Il muro a Gorizia: incontro pubblico sul tema dell’immigrazione

Da sinistra: Stefano Pilotto, Riccardo Cecovini, Ivan Buttignon e Ivan Portelli
Da sinistra: Stefano Pilotto, Riccardo Cecovini, Ivan Buttignon e Ivan Portelli

Questo sabato pomeriggio ho partecipato all’incontro pubblico “Il muro a Gorizia“, organizzato da Edoardo Grassi, segretario regionale dei giovani FVG di IDV, svoltosi nella sala consiliare della Provincia di Gorizia, in collaborazione con la sezione goriziana dell’Associazione Mazziniana Italiana (per info: www.associazionemazziniana.it).
L’evento è stato organizzato per offrire proposte alternative a quelle caldeggiate in un altro convegno politico, svoltosi in contemporanea e che proponeva, fra le altre, la risposta ungherese come risolutiva per l’emergenza dell’immigrazione.

All’incirca una trentina di persone hanno partecipato all’incontro “Il muro a Gorizia“, che ha portato diversi relatori a motivare le proprie perplessità a riguardo di un eventuale nuovo muro, come risposta alla pressante emergenza immigrazione a Gorizia.
In apertura l’intervento della sen. Laura Fasiolo (PD), che ha posto l’attenzione sul dramma dell’immigrazione e che ha definito preoccupante il caso della barriera ungherese. La senatrice, auspicando un superamento delle barriere, sia materiali che mentali, intese come risoluzioni a problematiche del genere, ha concluso il suo discorso augurandosi che l’incontro portasse alla nascita di nuove proposte.
A seguire è stato il consigliere comunale di Gorizia Stefano Abrami (IDV) a prendere la parola, precisando che per IDV nessun muro può rappresentare una soluzione a una problematica del genere e che al massimo potrebbe spostare il problema. Ricordando che a Gorizia un muro c’è già stato e che è stato un elemento condizionante per lo sviluppo della città, il consigliere Abrami ha concluso affermando che la soluzione per il problema immigrazione è la convivenza, che, ha precisato, non può però prescindere dalla legalità e dalla responsabilità.
A questo punto ha preso la parola il dott. Ivan Buttignon, che ha presentato l’incontro come un momento per lo scambio di opinioni, a riguardo dell’epocale ondata di migrazione dall’Medio Oriente e dall’Africa verso l’Europa, per far emergere una soluzione alternativa all’innalzamento dei muri.
Il primo fra gli ospiti a intervenire è stato il dott. Stefano Pilotto, in collegamento Skype, che ha fatto un paragone storico fra la questione del muro ungherese e il muro di Berlino. A Berlino, ha spiegato il dott. Pilotto, il muro era stato costruito per impedire l’esodo dalle persone della Germania dell’est che volevano muoversi verso la libera e democratica Germania dell’ovest. Per queste motivazioni, è stata trovata un’analogia fra il muro di Berlino e quello ungherese, dato che, anche quest’ultimo, è stato costruito per evitare un grande esodo.
In seguito è intervenuto il prof. Fulvio Salimbeni, che, in riferimento al convegno che si svolgeva in contemporanea, dedicato all’immigrazione ma con visioni opposte, ha affermato che gli faceva ridere chiunque parlasse di identità italiana in pericolo. Questo perché, ha proseguito il prof. Salimbeni, chiunque fosse stato a conoscenza della storia d’Italia dal medioevo ad oggi, allora avrebbe anche saputo che il popolo italiano è il risultato di tante mescolanze, incroci e innesti di etnie e culture di popoli differenti.
Ha infine chiarito che, secondo la sua opinione, il muro è soltanto un espediente, che infonde falsa sicurezza, perché prova a risolvere le conseguenze del problema dell’immigrazioni e non le sue cause.

Il dott. Riccardo Cecovini (a dx) durante il suo intervento
Il dott. Riccardo Cecovini (a dx) durante il suo intervento

A seguire è stato il dott. Riccardo Cecovini a intervenire e, concentrandosi sul lato storico della questione, ha parlato dell’antica via Aquileia-Iulia Emona (Lubiana) in ottica romana, dalla grande espansione alla crisi del IV secolo. Il suo intervento ha toccato temi quali i rapporti umani, quelli commerciali, economici e civili, implementando il tutto con molte immagini. Al termine dell’intervento, un commento sulle motivazioni che portarono alla chiusura delle vie di comunicazione, che, anche in ambito storico, è stata una pratica utilizzata per contenere le ondate dei profughi.
In conclusione dell’incontro, il contributo del prof. Ivan Portelli, che si è concentrato sulla realtà goriziana, facendo alcune considerazioni sul confine fra Italia e Slovenia che attraversa la città. Infine un breve accenno all’influenza che un confine esercita a livello comunitario sul processo di creazione di due realtà, con dimensioni politiche e sociali differenti.

Conclusioni

In definitiva, dopo aver partecipato a più convegni sul tema dell’immigrazione, ciò che traspare è che in molti, a proprio modo, cercano di dare delle risposte a questa problematica. Chiaramente sono risposte che variano a seconda di chi le propone, quello che appare chiaro però è la volontà, quantomeno popolare, di risolvere questo problema.
Dunque sono le grandi organizzazioni politiche sovranazionali che non riescono a trovare una degna soluzione a questo problema epocale, generando così ancora più confusione e ingigantendo sempre più il problema, che è lungi dall’esaurirsi ma che aumenterà sempre più nei prossimi anni.
Per quanto concerne l’incontro “Il muro a Gorizia”, reputo, se non condivisibili, quantomeno rispettabili, alcune, non tutte, le opinioni che sono state esposte. In effetti quanto è stato detto, secondo me, generalizza la tematica dell’immigrazione, allontanandosi da ciò che realmente accade in città e nella realtà di tutti i giorni. Anche fare di tutta l’erba un fascio, come è stato fatto da alcuni dei relatori durante l’incontro, non credo possa essere utile per trovare una degna soluzione a questo problema.
Prima di salutarci, vi ricordo di lasciare un commento all’articolo e se vi è piaciuto ciò che avete letto, condividetelo con tutti i vostri amici, mi farà molto piacere.

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