Salviamo l’Isonzo, riflessioni per una gestione ecosostenibile e transfrontaliera del fiume

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Venerdì 20 novembre sono stato al convengo “Salviamo l’Isonzo“, che ha permesso di fare il punto della situazione sullo stato del fiume e di portare all’attenzione del pubblico alcune riflessioni sul suo futuro, per una gestione transfrontaliera ed ecosostenibile.

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Il pubblico in sala

L’Isonzo è da sempre considerato uno dei più bei corsi d’acqua d’Europa, tanto che alcune persone lo chiamano “la bellezza di smeraldo“. Il fiume, che si estende per oltre 3400 km², scorre in parte nel Goriziano sloveno e in parte nel Friuli-Venezia Giulia.
A causa dei numerosi interventi antropici, la sua integrità ambientale è stata sempre più alterata. Dighe, traverse, scarichi fognari e abbandono dei rifiuti hanno contribuito al decadimento di questo fiume sia in Italia che in Slovenia. Inoltre, lungo l’alto corso (in territorio sloveno), sono stati costruiti diversi impianti idroelettrici che hanno influito non poco sull’ambiente fluviale, con conseguenze per la flora e per la fauna, specialmente per le specie ittiche.
Per quanto riguarda il tratto del fiume in territorio italiano, da molti anni, viene discussa la realizzazione di un bacino di rifasamento per regolarizzare le acque a uso irriguo e idroelettrico. Tale intervento avrebbe sicuramente delle ripercussioni sull’ecosistema fluviale.
Queste e tante altre le tematiche affrontate nelle oltre tre ore di convegno “Salviamo l’Isonzo“, con gli interventi di relatori esperti del settore, provenienti anche dalla vicina Slovenia.

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Da sx: Luca Cadez, Elisabetta Pizzul, Alberto Ballarini, Alfredo Altobelli, traduttrice e Daniel Rojsek

Il primo a prendere la parola è stato il presidente di Legambiente Gorizia, Luca Cadez (potete leggere una mia intervista al presidente Cadez qui: intervista a Luca Cadez), che, dopo aver brevemente parlato del fiume, ha tenuto a precisare che sull’ecosistema fluviale hanno fortissimo impatto degli eventi collegati ad alcune attività dell’uomo. In più, ha concluso il presidente Cadez, sarebbe fortemente auspicabile un alleanza italo-slovena per una gestione coordinata delle moltitudini di problematiche relative al fiume Isonzo, come i cambiamenti climatici, le discariche abusive e la costruzione di nuovi impianti energetici.

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A sinistra, il dott. Giuseppe Bragaglia durante il suo intervento.

A seguire, l’intervento del dott. Giuseppe Bragaglia, segretario generale della Fondazione Carigo (per info: www.fondazionecarigo.it), che con entusiasmo ha sostenuto l’iniziativa “Salviamo l’Isonzo“, dato che, ha precisato il dott. Bragaglia, la Fondazione è sempre stata molto interessata all’ambiente e più volte ha supportato economicamente dei progetti inerenti a tale tematica. In chiusura una considerazione sulle tantissime opportunità che l’Isonzo offre dal punto di vista turistico e un breve accenno al giardino Viatori (di cui ho parlato in questo articolo: visita al giardino Viatori).

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A sinistra, il dott. Alfredo Altobelli

Il terzo oratore a prendere parola è stato il dott. Alfredo Altobelli, ricercatore in ecologia all’università di Trieste. Il suo intervento, intitolato “Servizi ecosistemici e uso del suolo nel bacino del fiume Isonzo/Soča“, ha evidenziato un’interconnessione fra la dimensione fluviale e quella territoriale, quindi fra l’Isonzo e il territorio. Tutto ciò in riferimento al concetto di servizi ecosistemici, cioè quei benefici forniti dagli ecosistemi al genere umano, come per esempio la funzione di supporto alla vita, la disponibilità di risorse naturali o la funzione informativa/culturale.
Per questo, ha concluso il dott. Altobelli, è fondamentale l’integrazione del concetto di funzioni e servizi ecosistemici nelle decisioni di gestione e pianificazione del territorio affinché gli amministratori locali possano controllare le pressioni che minacciano l’ecosistema e la loro funzionalità, migliorarne l’efficacia e “costruire” un modello di governo societario che si basi su strumenti come i pagamenti per i servizi ecosistemici. Per questo l’uomo va inserito nel contesto dell’ecosistema, sia come fruitore di beni e servizi, sia come possibile agente deteriorante della salute degli ecosistemi e, in definitiva, anche della stessa specie Homo sapiens.

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La dott.ssa Elisabetta Pizzul (sulla sinistra) durante il suo intervento

La dott.ssa Elisabetta Pizzul, ricercatrice in ecologia all’università di Trieste, ha tenuto un intervento intitolato “Lo stato ecologico delle acque con particolare riferimento alle comunità ittiche“.
Durante l’orazione sono stati definiti i caratteri lentici (idrodinamismo debole) o lotici (idrodinamismo forte), che hanno forte impatto sulla presenza o meno delle specie ittiche, in riferimento alla caratteristiche idrauliche e morfologiche del fiume Isonzo. Successivamente si è parlato della qualità delle acque fluviali, che possono essere monitorate con degli studi che analizzano la presenza o meno di comunità di organismi, anche chiamati bioindicatori, sensibili a determinati fattori.
In conclusione del suo intervento una precisazione sulle centrali idroelettriche, dato che -ha continuato la dott.ssa Pizzul- spesso vengono considerate come fonti di energia pulita ma non sempre è vero, soprattutto perché queste centrali elettriche comportano dei forti sbalzi di portata delle acque che hanno conseguenze disastrose sulla deposizione delle uova dei pesci, fanno morire i macroinvertebrati, che sono il cibo per tutte le specie ittiche e inoltre comportano una variazione quantitativa dei sedimenti trasportati dal fiume.
Il quinto intervento, intitolato “Caratteristiche fondamentali del fiume Isonzo/Soča e impatto delle centrali idroelettriche” è stato tenuto dal sig. Daniel Rojsek, ricercatore dell’Istituto Nazionale Sloveno per la conservazione della natura.
Durante la sua esposizione il sig. Rojsek ha descritto l’Isonzo partendo dai tanti significati che il nome Soča assume in lingua slovena, passando per il suo tipico colore smeraldo e arrivando fino a descrivere gli effetti sul fiume di alcuni degli impianti idroelettrici costruiti sull’Isonzo, come per esempio la variazione dell’acqua nei pressi degli sbarramenti, la crescita di alghe soprattutto in estate, la trasformazione delle sponde del fiume nei pressi degli sbarramenti e l’impatto che le dighe hanno sulle specie ittiche del fiume.

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Sulla sinistra il dott. Alberto Ballarini

L’ultimo intervento del convengo, intitolato “La situazione italiana fra usi irrigui e idroelettrici“, è stato fatto dal presidente dell’associazione Abiente 2000 (per info: www.ambiente2000.it), Alberto Ballarini, che ha evidenziato come la necessità di crescita economica comporti anche la richiesta di energia elettrica ma che quest’ultima non può prescindere da una gestione sostenibile e pianificata, magari anche a livello transfrontaliero e secondo delle direttive europee.
In conclusione, relativamente alle problematiche dell’energia idroelettrica e della costruzione di altre centrali, si è parlato di “energia verde che fa male ai fiumi“, infatti -secondo il presidente Ballarini- queste centrali comportano delle conseguenze ambientali anche gravi ma delle quali non c’è ancora una sufficiente consapevolezza.

Conclusioni

Non esagero nel definire “Salviamo l’Isonzo” un interessantissimo convegno, utile per portare all’attenzione pubblica delle tematiche fondamentali e che spesso non vengono debitamente prese in considerazione. Sicuramente mi sarebbe piaciuto ascoltare anche delle possibili soluzioni alle tante problematiche evidenziate nel corso del convegno, ma sono fiducioso del fatto che questo avverrà nel prossimo appuntamento, previsto per venerdì 27 novembre alle ore 15:00 presso la Fondazione Carigo a Gorizia.
Prima di salutarci, vi ricordo di scrivere i vostri pensieri a riguardo di quanto avete letto, per me sarà davvero un piacere leggere e poi rispondervi. Infine, se vi è piaciuto, vi esorto a condividere questo articolo con tutti i vostri amici, per me è veramente importantissimo.

Informazioni

Legambiente Gorizia / gorizia@legambientefvg.it

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