Ecostress, dagli strumenti europei alle pratiche locali

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Nella mattinata di venerdì 11 dicembre ho partecipato al workshop “Ecostress“, organizzato dall’ISIG, l’Istituto Internazionale di Sociologia di Gorizia (per info: www.isig.it), svoltosi nella sala del Consiglio del Comune di Gorizia dalle 09:00 alle 13:00.
Ecostress è un progetto europeo che si pone l’obiettivo di cercare delle strategie integrate per la prevenzione e la gestione dei rischi nelle zone costiere, quest’ultime particolarmente esposte al rischio di inondazioni.
Sono stati tanti gli argomenti che i numerosi relatori hanno presentato a riguardo del progetto europeo Ecostress (per info: www.ecostress.eu), il cui acronimo, in inglese, sta a significare “Ecological Coastal Strategies and Tools for Resilient European Societies”.

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Da sx: Andrea Taramelli (EUCENTRE) e Daniele Del Bianco (ISIG)

Dopo i saluti delle autorità presenti e una breve introduzione da parte del direttore dell’ISIG e moderatore della prima parte dell’incontro, Daniele Del Bianco, è iniziata la prima sessione del workshop, intitolata “Strumenti di valutazione e mitigazione del rischio – esperienze europee“.
Il primo fra i relatori a prendere la parola è stato Andrea Taramelli, coordinatore  del progetto Ecostress e rappresentate della fondazione Eucentre (per info: www.eucentre.it).
Durante il suo intervento, “Verso la quantificazione del ruolo di protezione dei servizi ecosistemici“, ha illustrato alcune strategie integrate, volte a migliorare la prevenzione dei rischi e il ciclo di gestione delle catastrofi con particolare riferimento alle comunità delle zone costiere.
Ha inoltre presentato l’obiettivo del progetto Ecostress, ovvero la creazione di un database unico, da cui recuperare tutte le informazioni riguardanti il valore del servizio ecosistemico, in modo da supportare la fase di decision making.

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Mario Martina (EUCENTRE) durante la sua esposizione

Il secondo intervento, intitolato “Il Damage Tool come strumento di supporto alle decisioni“, è stato tenuto dal relatore Mario Martina, della fondazione Eucentre, che ha presentato il Damage Tool come uno strumento, sviluppato all’interno di Ecostress, in grado supportare la fase di decision making, a riguardo della vulnerabilità di un determinato sistema.
Fra gli argomenti illustrati, molto interessante la spiegazione delle due caratteristiche peculiari del Damage Tool, che si contraddistingue sia per essere expert-based, ovvero guidato da una persona che, in maniera critica, può descrivere quelle che sono le conseguenze in termini di danni causati da un evento, sia per essere un modello probabilistico, ovvero in grado di valutare l’incertezza e gli errori associati alle stime prese in considerazione.

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Sulla sinistra Francois Gerard (AFPCN)

Una dimensione internazionale dell’evento è stata data dal terzo relatore, Francois Gerard di AFPCN, Association française pour la prévention des catastrophes naturelles (per info: www.afpcn.org), con il suo intervento “Strumenti governativi per la mitigazione del rischio“.
Nella parte iniziale della sua esposizione ha spiegato il ciclo classico di gestione dei rischi in caso di catastrofe: inizialmente c’è bisogno di prevenzione per ridurre i rischi; durante, c’è bisogno di azioni e di risposte; dopo la catastrofe, c’è la necessità di una valutazione dei danni e infine della ricostruzione, meglio se con la tecnica del building-back-better, cioè ricostruire meglio così che, in caso di necessità, la società sia già pronta.
Dopodiché il relatore ha esposto una breve esemplificazione della situazione francese a riguardo della gestione dei rischi, a partire dal 1807 con Napoleone I, passando per varie tappe fondamentali, come quella del 1995, quando c’è stata l’introduzione dei piani di prevenzione dei rischi all’interno delle normative francesi, fino ad arrivare alla più recente strategia nazionale per la prevenzione del 2014.
In chiusura dell’esposizione, un’analisi sulla situazione europea in materia di prevenzione dei rischi, dove, secondo il relatore, manca ancora una direttiva specifica per la tutela delle coste.

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Roland Nussbaum (AFPCN)

In seguito ha preso la parola Roland Nussbaum, dell’associazione francese AFPCN, che con il suo intervento “Partnership pubblico-private: un nuovo approccio alla governance del rischio“, ha tenuto un’esposizione di respiro europeo e ha mantenuto l’attenzione sulla situazione delle zone costiere.

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Chiara Bianchizza (ISIG) nel corso dell’esposizione

Successivamente è intervenuta la vice direttrice dell’ISIG, Chiara Bianchizza, che ha parlato di vulnerabilità sociale e di due diversi indicatori, statici e dinamici, utili per quantificare il rischio per le persone all’interno di un determinato sistema e di mapparlo, così da renderlo visibile e comprensibile.
Il lavoro di studio e di ricerca, ha spiegato la dott.sa Bianchizza, è stato incentrato su tutto l’arco dell’alto Adriatico, partendo dal delta del Po e arrivando fino al Comune di Muggia, prendendo in considerazione 33 Comuni dell’arco dell’alto Adriatico e per ognuno di questi è stato calcolato un indice di vulnerabilità.
Una seconda parte di studio e di ricerca invece, ha riguardato la raccolta di dati con delle interviste effettuate fra le autorità locali e gli operatori della Protezione Civile dei Comuni di Trieste, Muggia, Staranzano e Lignano. In questo modo è stato possibile comprendere anche la capacità effettiva del sistema preso in considerazione di adattarsi in caso di emergenza.

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Simone Frigerio (CNR IRPI)  del progetto MAppERS

L’ultimo intervento prima della pausa caffè, “MappERS App come supporto a volontari e cittadini nel monitoraggio del rischio“, è stato tenuto da Simone Frigerio, del CNR IRPI, Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (per info: www.irpi.cnr.it).
Il relatore e anche coordinatore del progetto MAppERS, il cui acronimo in inglese sta per Mobile Application for Emergency Response and Support, ha spiegato questo sistema, basato su “comunità di mappatori del territorio” che, attraverso applicazioni per smartphone, contribuiscono alla creazione di strategie specifiche di sorveglianza e di gestione del territorio.

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Luciano Sulli (Protezione Civile FVG)

Una volta tornati dalla pausa caffè, è iniziata la seconda parte del workshop, intitolata “Esperienze locali a confronto” e moderata dalla vice direttrice dell’ISIG, Chiara Bianchizza.
Per primo è intervenuto il direttore della Protezione Civile del Friuli-Venezia Giulia (per info: www.protezionecivile.fvg.it), Luciano Sulli che con una ricca sequenza di slide ha presentato alcune delle principali attività svolte dai volontari in FVG e sul territorio nazionale.
A seguire ha preso la parola Francesco Del Sordi, assessore all’ambiente e alla Protezione Civile del Comune di Gorizia (per info: www.comune.gorizia.it), che durante il suo intervento “Un approccio transfrontaliero alla gestione del rischio” ha portato ai presenti l’esperienza goriziana.
Molto interessante anche il riferimento fatto dall’assessore sull’impiego delle nuove tecnologie in campo di prevenzione e di sicurezza. Il comune di Gorizia, infatti, avrà, dal prossimo anno, un servizio d’allerta che permetterà di contattare i cittadini tramite sms, e-mail o con una telefonata e di avvisarli di emergenze di varie tipologia. Dopo un periodo di sperimentazione, che durerà un anno, – ha continuato Del Sordi – esisterà un servizio di allerta che sarà in grado di far partire qualche migliaia di messaggi al secondo per avvertire la popolazione di situazioni di emergenza, sia estese sia localizzate.

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Sulla sinistra, Antonio Salpietro della Protezione Civile Italiana

In conclusione con Antonio Salpietro, Protezione Civile Italiana (per info: www.protezionecivile.gov.it), si è trattato “Il ruolo dei volontari nel Sistema di Protezione Civile“. Dopo una breve definizione dell’associazione di Protezione Civile, è stato definito il ruolo e le attività dei volontari, che nello specifico sono quattro: previsione, prevenzione, gestione delle emergenze e ripristino della normalità.

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Il pranzo, un ottimo momento di convivialità e di scambio di opinioni

Non solo nozioni e spiegazioni durante il workshop ma anche alcuni momenti di convivialità e di scambio di opinioni durante il pranzo offerto, alla fine dei lavori, ai partecipanti.

Conclusioni

Reputo il workshop che ho avuto l’opportunità di seguire davvero interessante, perché il fine del progetto, cioè quello di armonizzare dei dati, dei flussi di informazioni, per permettere alle istituzioni o a chi si occupa di prevenzione e gestione dei rischi, di riuscire a dare delle risposte sempre migliori in caso di necessità, è certamente un obiettivo molto importante per chiunque, direttamente o indirettamente, si trovi a dover affrontare situazioni d’emergenza.
Inoltre sono convinto che, attività che si preoccupano di una progettazione, che guardano non solo al passato o all’immediato presente ma anche al futuro, sono assolutamente necessarie, quanto per il nostro Paese che per l’Europa.
Prima di salutarci, vi ricordo di lasciare un vostro commento a questo articolo per farmi sapere quali sono le vostre opinioni. Infine, se quanto avete letto vi è piaciuto, condividete questo articolo con tutti i vostri amici, mi farà davvero molto piacere.

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