Commercio, quale futuro? La parola ai commercianti di Gorizia: Gianluca Madriz – Model

ModelNuovo appuntamento con le interviste della serie “Commercio, quale futuro? La parola ai commercianti di Gorizia“, questa volta ho intervistato un commerciante proprietario di un negozio di valigeria, pelletteria e accessori moda del centro di Gorizia.

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Questo quinto articolo è dedicato all’incontro con Gianluca Madriz, socio accomandatario dell’attività commerciale Model (per info: Model Gorizia) e presidente della Camera di Commercio di Gorizia.

Cominciamo con un inquadramento della tua attività?

Non amo parlare in prima persona… comunque sono figlio di una famiglia di imprenditori del settore della pelletteria e lavoro con un’attività che esiste dal 1957. Siamo infatti riconosciuti per essere una famiglia di commercianti che è presente da tre generazioni a Gorizia. Abbiamo sempre lavorato in questa città ma anche in zone di mare ma oggigiorno la mia principale occupazione come commerciante è in ambito prettamente cittadino.

Quando si parla di commercio, quali sono le problematiche che reputi essere di principale importanza?

Posso dirti che la crisi che stiamo vivendo non è passeggera, ma ormai fa parte del nostro vivere quotidiano, è una crisi che è partita già alla fine degli anni ’90 e si è acutizzata nei primi anni 2000, quando c’è stato il passaggio dalla fase della lira a quello dell’euro. Una fase in cui Gorizia doveva trarre vantaggio dal fatto che un confine non esisteva più, un confine non solo mentale o economico, ma anche culturale e storico. Venendo a mancare un confine, secondo i ben pensanti dell’epoca, l’economia avrebbe dovuto rifiorire nell’arco di qualche anno, in quanto Gorizia si sarebbe ritrovata al centro di un’Europa che l’avrebbe dovuta vedere protagonista. Ciò non è accaduto perché l’entrata dell’euro ha scombussolato il modo di fare acquisti delle persone, che inizialmente non riuscivano a capire cosa significasse trasformare 1936,27 lire in un euro e quindi non avevano ben chiaro quale fosse il loro potere d’acquisto.
Va comunque detto che l’Italia si è trovata penalizzata nei confronti delle economie che le stavano attorno, nel nostro caso mi riferisco alla Slovenia, che è cresciuta in modo esponenziale, con una sete e una fame di innovazione che le hanno permesso, anche grazie a una “burocrazia zero”, di svilupparsi efficacemente.
Gorizia in questo contesto ha vissuto una drammatica difficoltà nel posizionarsi in questa nuova Europa, perché quegli strumenti fatti propri e con cui ha convissuto nei decenni del dopo guerra, mi riferisco in primis alla zona franca, venendo meno, come aiuto di Stato, l’hanno penalizzata, perché si è trovata da sola, senza risorse e ha dovuto competere con realtà più grandi e meglio funzionanti.
C’è chi pensa che la zona franca fosse legata esclusivamente alla benzina, ma non è vero, perché la zona franca, oltre alla benzina e al gasolio, armonizzava quello che era il costo della carne, dello zucchero e di conseguenza incideva molto sulle tasche del cittadino. Venendo meno questo aiuto di Stato, giusto o sbagliato che fosse, l’hinterland goriziano e tutta la fascia confinaria regionale, che va da Trieste fino al nord della regione, ovvero la zona dell’udinese, si sono notevolmente impoverite.
Tutti insieme questi fattori hanno comportato un notevole divario fra l’economia italiana e quella slovena, che, con una pressione fiscale molto più bassa della nostra, un costo del lavoro molto più vantaggioso e con un costo inferiore delle materie prime, occupa di fatto una situazione di vantaggio, che ci rende difficile essere sufficientemente competitivi e di conseguenza anche riuscire ad attrarre nuovi consumatori.
Purtroppo, lo dico con un pizzico di perplessità, ancora non siamo riusciti a far capire allo Stato italiano e all’Europa, che le zone confinarie o ex confinarie, avrebbero dovuto avere degli strumenti calmieratori in grado di armonizzare le differenze fra le economie di Stati differenti.

Tantissimi argomenti, Europa, transnazionalità e anche commercio di un’epoca ormai passata. Ho riscontrato fra i commercianti che ho intervistato un po’ di malinconia nei confronti dell’avvento della grande distribuzione. Tu cosa ne pensi? Quali sono gli effetti, positivi o negativi, che ha portato?

Il sentimento della malinconia, non mi appartiene. Viceversa, mi appartiene, come a tanti miei colleghi con cui sto facendo questo difficile percorso, fatto di alti e bassi, più bassi che alti, la consapevolezza che questa città e questo territorio, hanno ancora tanto da scrivere, tanto da dare e tanto da costruire nel futuro.
Non dobbiamo dimenticare che abitiamo in una città millenaria, mitteleuropea, dove tante culture diverse si sono incrociate e hanno identificato a Gorizia e nella sua antica contea, il centro dell’Europa, dove si andava oltre le singole nazioni e le nazionalità, il che ha positivamente contaminato questi territori.
Per quanto riguarda la grande distribuzione, è un fenomeno di un mondo, a mio modesto parere, sbagliato, economicamente falsato, costruito numericamente e non corrispondente alla realtà. Voglio dire, la vecchia metodologia con la quale si costruivano i centri commerciali, prevedeva il cosiddetto raggio d’azione dei 100 chilometri. Cioè, si puntava un compasso su una cartina geografica e si identificavano nell’arco di 100 chilometri quali erano le popolazioni di possibili compratori per ogni centro commerciale.
Alla fine della fiera, con dati che ancora oggi non ho ben capito, il Friuli Venezia Giulia è la prima regione d’Europa per numero di grande distribuzione sul suo territorio. Questo mi porta a dire che, se anche ci fosse stata questa grande capacità attrattiva della nostra regione, anche grazie alle popolazioni extranazionali, penso principalmente alla Slovenia e all’Austria, che rientrano nell’arco dei 100 chilometri, noi oggi dovremmo avere una sorta di Principato di Monaco, dove tutti sarebbero assolutamente capaci di sostenere una spesa elevatissima e anche il territorio vivrebbe un grande momento di floridità.
In realtà la grande distribuzione, la presenza di grandi centri distributivi, non solo nella provincia di Gorizia, sta decretando un fallimento dei medi e piccoli centri commerciali, che non esistono più e vengono assorbiti e fagocitati da nuove strutture, sempre più grandi.
Noi ne abbiamo diversi sul nostro territorio, è un modo di acquistare e di fare shopping diverso, spersonalizzato, non fa più parte di quel dialogo costruttivo dove il commerciante era, non solo un venditore di prodotti, ma una persona con cui scambiare delle idee, con cui parlare e da cui farsi consigliare e avere dei momenti di incontro, principalmente umani, ancora prima che commerciali, che permettevano di instaurare e di continuare questo tipo di rapporto. In questo nuovo mondo, questo modello si è lentamente perso, si è impoverito nei rapporti costruttivi umani.
Certamente, non posso scaricare tutta la responsabilità della crisi del commercio cittadino sui grandi centri di distribuzione. Essendo un fenomeno, ha avuto un inizio e avrà una fine. Le città vere, i centri cittadini veri, non sono stati costruiti su dei terreni agricoli nell’arco di pochi mesi. Hanno una storia che va indietro nel tempo, fa parte di movimenti di grandi masse di popolazioni, legate a cambi culturali epocali e all’evoluzione della specie, che forse negli ultimi 200 anni si sono acutizzati e velocizzati.
Certo è che se pensiamo di continuare a vivere attaccati a un computer e collegati a internet, vedendo come prioritario fare acquisti al miglior prezzo, nella parte del mondo dove ci risulta più conveniente, di fatto andremo non a risparmiare dei denari ma a perdere quelli che sono dei contatti umani, quella che è la capacità di dialogo dei popoli, quello che è il modo di dialogare delle persone, che non vale solo nell’ambito del commercio ma anche in tanti altri ambiti. Insomma, questo nuovo commercio sta impoverendo non solo Gorizia, ma Paesi interi, allontanando le persone, che vivono di socialità e che invece si stanno lentamente spersonalizzando.

In chiusura, vorrei chiederti alcune possibili soluzioni che potrebbero essere d’aiuto per favorire il lavoro ai commercianti?

Il buon auspicio a fine anno serve per percorrere insieme strade diverse ma che invertano questa situazione di difficoltà e che diano delle prospettive.
Ci sono tanti aspetti, un primo aspetto, che si potrebbe studiare in tempi veloci e reali, è quello dell’armonizzazione fiscale per le realtà di confine, come quella di Gorizia e Nova Gorica, che potrebbe essere un ottimo esempio, da cui trarre spunto per mettere in piedi delle strategie immediate. Per certi versi lo si sta già facendo con le operazioni legate al Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale (GECT) con cui si stanno sviluppando dei progetti di armonizzazione fra le municipalità di Gorizia (Italia), Nova Gorica e Šempeter-Vrtojba (Slovenia).
Nel concreto, bisogna capire che il mondo è in continua evoluzione, quello a cui siamo stati abituati ormai non esiste più, quindi bisogna capire e cavalcare i cambiamenti del mondo. Noi commercianti lo stiamo facendo attraverso un percorso partecipato che si chiama SMART, ovvero un progetto voluto dalla camera di commercio, condiviso con le associazioni di categoria (agricoltori, commercianti e artigiani), che accompagna, forma e permette all’imprenditore di evolversi, di studiare un percorso di crescita e di fare proprie le nuove tecniche di vendita, che vanno dall’uso di internet, ai tablet e a tutti quegli strumenti che il nuovo mercato permette di utilizzare. In questo modo si permette al commerciante sia di servire la clientela classica, che nuove tipologie di clienti, che non sempre sono legate alle nuove generazioni ma anche a un mondo, a degli usi e dei costumi che si stanno modificando e che continueranno a modificarsi negli anni. Quindi come commercianti, dobbiamo intercettare, accompagnare ed evolverci nel contesto di un mondo che è in continuo cambiamento, in tempi che non possono essere più quelli del passato. Se una volta un’azienda aveva una proiezione di pareggio dall’atto dell’apertura che mediamente andava dai 3 ai 5 anni, al giorno d’oggi nell’arco di 12/24 mesi deve avere dei numeri che le permettano di stare in piedi, perché i tempi di azione e reazione sono talmente più veloci rispetto al passato che nulla consente di lavorare come è stato fatto fino a ieri.
In conclusione, oltre al progetto SMART, che è utilissimo, ma non è la soluzione a tutti i mali, ci sono tanti altri fattori che dobbiamo considerare in una città come Gorizia, partendo dalla storia e le sue tradizioni, dall’enogastronomia al turismo d’eccellenza, di cui dobbiamo essere custodi gelosi ma anche capaci promotori.
Oggi non dobbiamo essere difensori strenui di tempi passati ma consapevoli propositori in grado di incentivare il cambiamento, attraverso questa nuova voglia di aprirci al mondo, di fare impresa e di fare commercio, in un mondo nuovo, dove noi non siamo vittime del cambiamento ma attori protagonisti dello stesso.

Conclusioni

Molti gli spunti di questa nuova intervista, partendo da un inquadramento della situazione del commercio locale, si è arrivati a considerare anche l’impatto delle nuove tecnologie e della grande distribuzione sul lavoro dei commercianti. La continua evoluzione della società pone delle nuove sfide a cui rispondere con preparazione e sufficiente elasticità. Comunque, resta auspicabile una presa di coscienza dei commercianti, affinché possano diffondere fra la cittadinanza la cultura del commercio, dunque non solo su internet od ovunque ci sia maggiore risparmio, ma anche nel commercio tradizionale, che resta portatore, oltre che di qualità, anche di cultura e di tradizioni.
Infine, vi ricordo che il prossimo articolo, della serie “Commercio, quale futuro? La parola ai commercianti di Gorizia”, lo pubblicherò giovedì 31 dicembre e illustrerà le opinioni di una commerciante, nonché presidente del gruppo Terziario Donna Confcommercio Imprese per l’Italia della Provincia di Gorizia.
Prima di salutarci, mi raccomando, lasciate un commento a questo articolo con i vostri pensieri, per me sarà un gran piacere leggere e poi rispondervi. Inoltre, se quanto avete letto vi è piaciuto, condividete questo articolo con tutti i vostri amici, mi farà davvero piacere.

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