Il nostro futuro dipende da noi: la logistica e le grandi infrastrutture

Il nostro futuro dipende da noi

Nel tardo pomeriggio di martedì 23 febbraio ho partecipato, presso la Fondazione Carigo di Gorizia (per info: www.fondazionecarigo.it), al convegno “Il nostro futuro dipende da noi: la logistica e le grandi infrastrutture come fattore di principale sviluppo socio economico“, organizzato dal Centro Studi “Sen. A. Rizzatti” e dalla rivista “nuova iniziativa isontina“, in collaborazione con il Circolo “C. Medeot” di Gorizia (per info: www.circolomedeot.it).
Sono intervenuti il dott. Maurizio Ionico (urbanista e amministratore unico della Società Ferrovie Udine Cividale), Ariano Medeot (presidente Confartigianato – Gorizia) e, nelle vesti di moderatore, Mauro Ungaro (giornalista, direttore di “Voce Isontina”). Durante il convegno, ha portato il suo contributo anche il sindaco di Gorizia, Ettore Romoli.

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Da sx: Maurizio Ionico, Ariano Medeot e Mauro Ungaro

Il primo dei relatori a prendere la parola è stato il dott. Maurizio Ionico, che ha iniziato spiegando che, secondo il suo punto di vista, bisognerebbe considerare il mondo intero come un “nastro trasportatore” di competenze, beni, servizi, capitali e imprese, dunque – ha continuato Ionico- non esistono confini, chiusi o aperti che siano.
Nel corso della sua prima parte dell’esposizione, ha posto l’attenzione sulla situazione del Friuli-Venezia Giulia e sulla necessità che gli attori in gioco non propongano più solo slogan, tipo “siamo il centro dell’Europa” o “siamo il ponte dell’Europa”, in quanto le tecnologie e i flussi informatici hanno reso meno determinante di un tempo la posizione geografica. Alla luce di queste considerazioni, cosa fare nel concreto? Tre le proposte del relatore: 1) mettere in squadra le piattaforme logistico-industriali; 2) creare una continuità e maggiore capacità ferroviaria; 3) integrare gli asset già disponibili.
In conclusione, dopo aver esposto gli esiti che in qualche modo si potrebbero ottenere seguendo queste linee guida, un accorato appello per un’idea nuova per la regione FVG, affinché non abbia confini, né aperti, né chiusi, e sia rivolta al mondo e che dimentichi la sua storia per crearne una nuova.

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A dx, il sindaco Ettore Romoli

Molto ispirato anche l’intervento del sindaco di Gorizia, Ettore Romoli, che ha messo in risalto come la regione stia cambiando e come, per essere realmente al centro dell’Europa, sia necessario avere le competenze e le opportunità adeguate. In seguito delle brevi considerazioni sulle infrastrutture della regione, sulla situazione dei porti e degli interporti.
Non è mancato un commento a riguardo alla situazione dei musei provinciali, auspicando che le collezioni e i beni restino a disposizione della comunità di Gorizia e che vengano trasferiti al Comune di Gorizia, fermo restando il fatto che, per la gestione degli stessi, c’è la disponibilità al dialogo con chiunque, soprattutto con la regione, così da trovare la soluzione economicamente più conveniente.
In seguito è intervenuto il sig. Ariano Medeot che si è occupato della questione relativa al tessuto economico della regione, formato da micro e piccolissime imprese e che non vengono avvantaggiate dalla linea economica dettata dall’Unione Europea. A tal proposito, molto interessante il riferimento alla necessità di creare una filiera produttiva che sia stabile sul territorio, cercando di limitare il fenomeno della delocalizzazione e anche della vendita di imprese a ditte estere, che, troppo spesso, comprano i marchi di questi territori solo per acquisirne le competenze (o know how) e poi chiudere i battenti.
Su indirizzo del moderatore dell’incontro, Mauro Ungaro, è stato trattato il tema del Polo Intermodale di Ronchi.
Dagli interventi dei relatori è emerso che per far evolvere in positivo l’opera, oltre alla necessità di una rete ferroviaria perfettamente funzionante, sarà fondamentale la fruizione di tante persone dell’infrastruttura, in quanto il solo trasporto delle merci potrebbe non essere sufficiente.
Dopo un’ampia trattazione a riguardo della situazione dell’autostrada nella bassa friulana, è stato dato spazio alle domande e agli interventi del pubblico.
A chiudere l’appuntamento, l’intervento del giovane Salvatore Ferrara, che ha portato ai presenti una breve sintesi dell’incontro.

Conclusioni

Complessivamente posso dire di ritenermi più che soddisfatto per aver partecipato a questo convegno, magistralmente organizzato e che ho potuto apprezzare  soprattutto per la qualità dei contenuti proposti. Al contempo però, devo dire che non tutte le opinioni espresse dai preparatissimi relatori mi sono sembrate contestualizzate con il periodo storico che stiamo vivendo. Infatti, reputo che, immaginare una regione senza più confini e privata della propria storia, seppur con l’intento di crearne una “nuova”, sarebbe un grandissimo errore. Invece, avrebbe molto più senso valorizzare la storia e le tradizioni di questi territori, facendone tesoro e divulgandone i molteplici aspetti positivi, così da attrarre persone, imprese e capitali, grazie all’altissima specificità e all’unicità dell’offerta proposta.
Prima di salutarci, vi ricordo di lasciare un commento con i vostri pensieri su quanto avete letto, sarà per me un piacere leggere e poi rispondervi. Infine, se questo articolo vi è piaciuto, condividetelo con tutti i vostri amici, ne sarò davvero contento.

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