Artigianato, quale futuro? La parola ai protagonisti: Marco De Falco – Plastic Tree

Artigianato, quale futuro-

Nona intervista della serie “Artigianato, quale futuro? La parola ai protagonisti”. Questa volta scopriremo il settore dell’artigianato informatico, rivolgendo particolare attenzione all’aspetto della comunicazione integrata, elemento fondamentale tanto per le grandi imprese quanto per quelle piccole e medie.Artigianato, Marco De Falco
Marco De Falco
, nato a Torino nel 1978, vive stabilmente in Friuli-Venezia Giulia dal 1982. Dopo essersi laureato in informatica a Udine, ha maturato esperienza di lavoro in diverse agenzie informatiche della regione. Dal primo gennaio 2011 ha aperto “Plastic Tree“, il  suo studio di comunicazione integrata e nel corso degli anni è entrato a far parte di Confartigianato e del Gruppo Giovani.

Quali sono le evoluzioni indispensabili per essere competitivi al giorno d’oggi?

Faccio parte di un settore che è perennemente pionieristico. Il mondo del digitale è in continua evoluzione e la sfida più grande sta nel riuscire a essere sempre aggiornati su quelle che sono le ultime novità, anche perché il mondo non rimane ad aspettare. Comunque, con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, l’importante è saper sfruttare tecnologie nuove e applicarle ai diversi contesti lavorativi.

Artigianato e informatica possono andare d’accordo?

L’informatico è a tutti gli effetti un artigiano che costruisce beni e servizi utilizzando il suo ingegno. Direi che nella gestione di una impresa, per quanto piccola come la mia, un reparto informatico ci deve essere. Avere un tablet con gli appuntamenti fissati, essere sincronizzati e avere un computer per sbrigare le pratiche è indispensabile. Poi, per quanto riguarda le nuove tecnologie, al giorno d’oggi qualsiasi azienda ha a disposizione tutti gli strumenti necessari per gestire autonomamente la propria comunicazione e affacciarsi ai social network e al digital marketing.

Qual è il ruolo che i giovani dovrebbero avere nel mondo dell’artigianato?

Secondo me i giovani dovrebbero essere più propositivi, anche perché sono loro che, con idee ed energie nuove, aprono strade non ancora battute dalle generazioni precedenti. Poi, è chiaro, serve anche che qualcuno ascolti questi giovani, ne acquisisca le istanze e ne valorizzi i talenti. Voglio essere chiaro, l’età anagrafica da sola non basta per poter dire che qualcuno è in gamba, mi è capitato di vedere donne e uomini di una certa età essere più scaltri di alcuni miei coetanei.

So che fai parte del Gruppo Giovani di Confartigianato, quali sono le vostre attività?

Organizziamo diversi eventi sul territorio della provincia di Gorizia. Uno dei format che funziona molto è il “Fromschool2business”, una serie di eventi in cui, come giovani artigiani, incontriamo gli studenti delle scuole superiori che si apprestano a finire il ciclo scolastico e spieghiamo loro le tante opportunità del comparto artigianato, motivando le scelte che ci hanno portato ad aprire un’attività imprenditoriale.
Inoltre, per i nostri iscritti, facciamo molta formazione ed effettuiamo corsi con esperti di public speaking, marketing e sociologia. Poi, una volta all’anno, facciamo dei grandi convegni di portata nazionale, della durata di due/tre giorni, in cui ci confrontiamo con altri artigiani della nostra età.

Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di un mercato completamente globalizzato?

Tra i vantaggi c’è sicuramente la velocissima diffusione delle informazioni su scala globale e di conseguenza anche le moltissime possibilità che ne derivano. Nel mio caso, grazie alla possibilità di comunicare con una dimensione internazionale, ho avuto clienti da tutto il mondo. Di contro, come aumentano i clienti, così aumenta anche la competizione fra aziende per accaparrarsi il cliente e il lavoro. Purtroppo, noi artigiani in Italia non riusciamo a essere competitivi, se non altro per una questione fiscale e quindi dobbiamo sempre puntare sull’altissima qualità del servizio, quindi offrire di più, meglio e in tempi rapidissimi.

Come nasce il nome della tua azienda “Plastic Tree”?

L’albero rappresenta la nostra visione della comunicazione: le radici rappresentano l’azienda e la sua storia, il tronco rappresenta la strategia e i rami sono ciò che l’azienda divulga all’esterno, quindi comunicazione e marketing.

Se avessi una bacchetta magica, quali sarebbero le prime 3 cose che faresti per l’artigianato in Italia?

Come prima cosa farei in modo di azzerare i ritardi dei pagamenti, non c’è niente di peggio dei pagamenti a 120/200 giorni. Come seconda cosa, abbasserei la pressione fiscale e subito dopo attuerei una massiccia sburocratizzazione.

Un’ultima considerazione?

La comunicazione deve essere alla portata di tutti, combatterò per una democratizzazione della comunicazione che non può più essere un appannaggio di pochi ma deve essere sempre accessibile a tutti.

Conclusioni

Questa nuova e interessante intervista è stata un ottimo spunto per confermare come sia possibile mettere in atto, facendo affidamento sui propri punti di forza e sulle capacità personali, un’attività vincente, che guarda al presente e al futuro ma con la consapevolezza di avere una storia e delle tradizioni alle spalle.
Inoltre, con questa intervista ho concluso la serie “Artigianato, quale futuro? La parola ai protagonisti” ma continuerò certamente ad approfondire questa tematica.
Fatemi sapere cosa ne pensate di questo articolo lasciando un commento con i vostri pensieri, sarà per me un piacere leggere e poi rispondervi. Infine, se quanto avete letto vi è piaciuto, condividetelo con tutti i vostri amici, ne sarò davvero contento.

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