Libia, caos e opportunità

Bandiera della Libia
Libia, caos e opportunità

Libia, caos e opportunità“, questo il titolo di un interessante seminario svoltosi nel pomeriggio di venerdì 09 settembre 2016, presso il Palazzo De Bassa a Gorizia. Presenti, fra gli altri, il vicesindaco di Tripoli, dott. Ibrahim Arebi, l’ambasciatore di Libia presso la Santa Sede, sig. Mustafa Rugibani e il presidente della Camera di Commercio Italo-Libica, arch. Gianfranco Damiano. A moderare, la giornalista dell’Espresso, Federica Bianchi. Clicca il link e continua a leggere il mio report.

Da Tripoli a Gorizia, per lanciare un segnale di stabilità e per instaurare un dialogo fra amministratori, politici e portatori di interesse (o stakeholder). È possibile riassumere così l’interessante seminario che ha portato nel capoluogo isontino il vicesindaco di Tripoli, dott. Ibrahim Arebi, e l’ambasciatore di Libia presso la Santa Sede, sig. Mustafa Ali Rugibani.

Ad aprire la corposa serie di interventi il presidente della Camera di Commercio Italo-Libica, nonché promotore dell’iniziativa, arch. Gianfranco Damiano, che, con una veloce cronistoria dei fatti più importanti avvenuti fra Libia e Italia dal 1911 al 2016, ha introdotto le principali tematiche del seminario. Inoltre, nel corso del suo intervento, il presidente Damiano ha spiegato con molta accuratezza le problematiche che le grandi aziende, sia italiane che libiche, sono costrette ad affrontare per portare avanti le attività. Ultimo ma non meno importante, il quesito posto dal presidente Damiano: “qual è il futuro dei giovani della Libia? Verso dove stiamo andando?“.

Fra gli ospiti dell’evento anche il prof. Federico Battera, dell’Università di Trieste, che nel corso del suo intervento, intitolato “Il legame indissolubile tra l’Italia e la Libia“, ha parlato delle storiche relazioni bilaterali fra i due Stati, rivolgendo particolare attenzione al periodo del regime di Mu’ammar Gheddafi. Inoltre, l’ipotesi che vede l’Italia come unica responsabile della grave instabilità in cui versa oggigiorno la Libia, è stata messa in discussione da parte del professore. Le cause della grande frammentazione in cui si trova il territorio libico – ha aggiunto il prof. Battera – sono dovute anche alle politiche internazionali perseguite da altri Paesi, come Francia e Inghilterra, che hanno notevolmente contribuito alla creazione della difficile e convulsa situazione odierna.

Un passo indietro nel tempo è stato fatto dal dott. Roberto Corciulo, presidente di IC&Partners, una società di consulenza per l’internazionalizzazione delle imprese. Al centro del suo intervento i rapporti economici tra Italia e Libia prima del 2011, con particolare riferimento all’attività di esportazione di petrolio e all’interscambio di merci fra i due Paesi. Quanto illustrato dal dott. Corciulo è stata una diapositiva molto efficace per comprendere che cosa rappresentava l’Italia per la Libia negli anni passati e che cosa invece rappresenta oggi, in una situazione di mercato globale dove sono le grandi economie asiatiche a dettare il passo.

Molto deciso l’intervento del vicesindaco di Tripoli, Ibrahim Arebi, le idee dell’amministratore sono apparse molto chiare: Tripoli è alla ricerca di partner strategici e di nuove tecnologie per l’ambiente. Se da un lato – ha affermato Arebi – c’è un fortissimo bisogno di nuove infrastrutture (strade, fognature e impianti per lo smaltimento rifiuti), dall’altro lato c’è anche necessità di liquidità finanziaria per costruire nuove centrali elettriche e creare una valida alternativa al petrolio, poiché la volontà è quella di far diventare Tripoli una città attenta alle tematiche ambientali entro il 2020.

Anche l’ambasciatore libico nella Santa Sede, Mustafa Rugibani, ha portato il suo importante contributo durante la conferenza. Puntando sul fortissimo legame che è sempre esistito fra i due Paesi, ha affermato che la Libia si aspetta molto di più dall’Italia: più progetti, più investimenti e più iniziative in generale. Il Paese Libia – ha assicurato Rugibani – è ricco di risorse naturali, spazioso e c’è molto lavoro, però c’è necessità di lavoratori qualificati che spieghino i mestieri agli autoctoni. In chiusura la proposta più concreta dell’intero seminario, ovvero la richiesta dell’istituzione di un fondo di Garanzia per gli investitori italiani in Libia, affinché si sentano più sicuri nel portare i loro investimenti sul territorio libico. D’altro canto – ha concluso l’ambasciatore – la situazione in Libia sta evolvendo, ed è molto più sicura rispetto a due o tre anni addietro.

Proprio dall’idea di un fondo di garanzia per investitori italiani in Libia ha iniziato il suo intervento il presidente del Consiglio Regione Friuli Venezia Giulia, dott. Franco Iacop. Il presidente, pur lodando la proposta, si è dimostrato reticente all’idea, almeno fino a quando non sarà possibile per il Governo italiano colloquiare con una controparte libica sufficientemente rappresentativa, autorevole e riconosciuta a livello internazionale. Per cui – ha concluso Iacop – il consolidamento della situazione politica ed economica in Libia è un elemento imprescindibile per la proficua collaborazione fra i due Stati.

Per quanto concerne il Comitato europeo delle Regioni, rappresentato dal dott. Filippo Terruso, è stato presentato il progetto “Nicosia di ARLEM“, che persegue l’obiettivo di fornire sostegno ai comuni libici attraverso la cooperazione transfrontaliera per aumentare il potenziale di stabilizzazione in Libia.

In chiusura è stato dato ampio spazio al dibattito, durante il quale sono intervenuti diversi esponenti della società civile oltreché imprenditori e cooperanti internazionali.

Libia, caos e opportunità: quali conclusioni?

Un seminario di altissima qualità, a cui sono contento di aver partecipato poiché gli argomenti trattati sono stati molto interessanti. Tuttavia, se da un lato la proposta dei rappresentanti libici è sembrata credibile, dall’altro lato è apparso chiaro che c’è ancora molto da fare per garantire un livello di stabilità politica ed economica tale da consentire alle imprese italiane di operare in tranquillità e sicurezza. Questo non vuol dire che la sfida in Libia debba essere abbandonata perché troppo difficile, tutt’altro, l’occasione c’è  ed è chiara, dunque è lecito aspettarsi un forte impegno da parte delle nostre istituzioni affinché vengano create le giuste condizioni per le nostre imprese e i grandi investitori.
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