No-global? No grazie, preferisco pro-local e ti spiego perché!

immagine su no global e pro local
No-global oppure pro-local?

Anche tu non sei un sostenitore dell’omogeneizzazione culturale dilagante? Non ti schieri a favore dell’egemonia del pensiero unico? Ritieni che delocalizzare e destrutturare il comparto industriale italiano in favore delle multinazionali non è stata un’idea intelligente? Se hai risposto sì a queste domande, è probabile che, almeno una volta, in tono scherzoso o meno, sei stato etichettato come “no-global”. Tuttavia, nel caso non ti reputassi tale ma comunque sei piuttosto critico nei confronti della globalizzazione incontrollata, continua a leggere l’articolo perché fornirò alcuni spunti di riflessione utili per rispondere a tono al prossimo ultra-liberista che ti derubricherà semplicisticamente a no-global.

No-global? No, grazie!

La cultura dell’opposizione aprioristica fine a se stessa non mi appartiene, non riesco a identificarmi in quei gruppi, movimenti o collettivi che usano un NO come slogan e non propongono nulla di costruttivo (no-global, no-border, no-expo ecc). Per quanto mi riguarda, preferisco sempre essere propositivo e impegnarmi per costruire un’alternativa alla problematica con cui sono in disaccordo.

Pro-local? Sì, grazie!

La dimensione locale rappresenta la spina dorsale del sistema economico italiano ed è fatta di quei commercianti, artigiani, agricoltori, allevatori, pescatori e piccoli/medi imprenditori che investono tempo, soldi e risorse sul territorio e mantengono grande il brand del “Made in Italy”. Parafrasando il sociologo Zygmunt Bauman, occorre “pensare globale e agire locale“, ovvero bisogna cogliere le opportunità che il mercato globale offre e al contempo valorizzare le peculiarità e le specificità dell’ambito in cui si opera.

Identità e tradizioni

La dimensione locale è il più grande serbatoio di competenze, professionalità, cultura, ingegno, identità e tradizioni di cui disponiamo. Insomma sto parlando di quel know-how che mezzo mondo ci invidia e che noi invece stiamo svendendo a multinazionali, speculatori, grandi gruppi affaristici internazionalisti ed entità sovranazionali di ogni tipo. Tutelare il nostro saper fare e proporlo al mondo con coraggio e orgoglio deve essere il primo passo in avanti per riconquistare credibilità e spazio sul mercato.

Locale non significa limitato

Essere fortemente radicati sul territorio, dare valore alle relazioni fra gli individui e tutelare il patrimonio materiale e culturale della propria comunità, vuol dire mirare a un modello di economia che ha come epicentro la persona e la sua individualità, il territorio e le sue peculiarità, l’ambiente e la sua salvaguardia. Tutto ciò non vuol dire precludersi la possibilità di affacciarsi al mondo, ma semplicemente farlo con una approccio differente.

Soprattutto qualità

Al giorno d’oggi siamo circondati da merce di bassa qualità proveniente da ogni parte del mondo, spesso fabbricata senza tener conto dei diritti umani internazionalmente affermati, della salute e sicurezza dei lavoratori e del rispetto per l’ambiente. Per quanto possibile, dovremmo sempre preferire i prodotti “Made in Italy” e, soprattutto al supermercato, dovremmo scegliere i prodotti di origine italiana, ancor meglio se a chilometro zero.

Lavoro e occupazione

Essere a favore della dimensione locale significa salvaguardare la piccola impresa, quella stessa che investe sul territorio, paga le tasse in Italia e che dà lavoro a due occupati su tre di tutte le aziende italiane. Proprio grazie all’eccellenza dei prodotti “Made in Italy”, fra le piccole imprese europee, quelle italiane sono leader per l’export verso gli Stati Uniti e in tal mondo garantiscono migliaia di posti di lavoro.

Pro-local perché…

…la globalizzazione nel lungo periodo potrebbe provocare una profonda crisi delle aziende occidentali, penalizzate rispetto alle concorrenti asiatiche che, non rispettando quasi nessuno standard normativo a tutela dei lavoratori e dell’ambiente, sono capaci di produrre a costi più bassi e quindi di imporsi sui mercati. Tuttavia, il processo non è ancora irreversibile e riscoprendo le grandi virtù della dimensione locale e di quei mestieri che per innumerevoli generazioni hanno fatto grande il nostro Paese, è sicuramente possibile tornare a conquistare mercati senza smettere di puntare a un modello di sviluppo più equo e solidale.

In conclusione, ti invito a guardare il video riassuntivo “no-global oppure pro-local?” e ad iscriverti al mio canale YouTube.

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