Gorizia 26 e 27 marzo 1946, il ricordo 71 anni dopo

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Manifestazione a Gorizia 26/27 marzo 1946 (archivio Altran)

Sono passati 71 anni dalle giornate del 26-27 marzo 1946, quando migliaia di goriziani scesero nelle strade e le piazze di tutta la città per manifestare alla commissione interalleata il loro attaccamento all’Italia e al Tricolore. A commemorare quei giorni di grandissime manifestazioni, come ogni anno, hanno provveduto la Lega Nazionale e l’ANVGD di Gorizia, prima apponendo un omaggio floreale sotto la targa affissa sulla colonna d’angolo in Via Oberdan/Largo 27 Marzo e successivamente con una conferenza in Fondazione Carigo con lo storico della Lega Nazionale Diego Redivo e intitolata: “Sconfitta ed impotenza nazionale, il caso Maria Pasquinelli”.

Ho avuto il piacere di partecipare agli eventi, vi invito quindi a continuare a leggere questo report per sapere com’è andata e per conoscere alcune mie brevissime considerazioni conclusive.

luca urizio lega nazionale gorizia 26 27 marzo
Luca Urizio presidente Lega Nazionale Gorizia

Numerose le istituzioni civili e militari presenti alla commemorazione organizzata in Largo 27 Marzo, a fare gli onori di casa il sindaco di Gorizia Ettore Romoli che ha ringraziato i promotori dell’evento e ricordato brevemente il significato della manifestazione. In seguito il presidente della Lega Nazionale di Gorizia Luca Urizio ha preso la parola per ricordare gli eventi del 26 e del 27 marzo 1946 e ha elogiato l’intraprendenza di chi in quei giorni, per influenzare la commissione interalleata che avrebbe deciso sull’etnicità di Gorizia,  volle manifestare la propria italianità per tutte le strade e le piazza della città in un boato di “Italia, Italia” e con migliaia di bandiere tricolori.

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Da sinistra: Diego Redivo, Guido Mondolfo e Luca Urizio

L’evento è poi proseguito in Fondazione Carigo, dove il vicepresidente della Lega Nazionale Guido Mondolfo ha testimoniato quanto gli eventi del 26 e 27 marzo siano tutt’oggi una traccia indelebile nell’animo di tutti quei goriziani che manifestarono per l’italianità di Gorizia. Il vicepresidente Mondolfo ha poi concluso il suo intervento con una frase molto suggestiva: “Nel ’16 furono gli italiani a conquistare Gorizia, ma nel ’46 furono i goriziani a riconquistare l’Italia”.

Diego Redivo ha poi tenuto la conferenza intitolata “Sconfitta ed impotenza nazionale, il caso Maria Pasquinelli”, dapprima parlando della figura di Maria Pasquinelli e in seguito argomentando a riguardo della crisi della coscienza nazionale. La Pasquinelli – ha iniziato lo storico – nacque a Firenze nel ’13 ma era di origini bergamasche, dopo essersi laureata diventò insegnante alla Bicocca di Milano e negli anni ’30 aderì al partito fascista e frequentò la scuola di mistica fascista.

Della Pasquinelli – ha continuato Redivo – possiamo ricordare una lunga serie di aneddoti, fra i più discussi ce n’è sicuramente uno risalente agli anni della sua adesione alla Croce Rossa, anni in cui i soldati italiani erano impegnati in Libia e il morale delle truppe era bassissimo. Fu proprio in quell’occasione che, resasi conto del basso morale dei soldati, la Pasquinelli decise di rasarsi i capelli a zero, vestire un’uniforme da soldato e di dirigersi verso le linee del fronte per incitare i soldati italiani. Purtroppo gli inglesi la catturarono e, una volta scoperto di aver a che fare con una donna, la consegnarono al comando italiano: per questa azione venne espulsa dalla Croce Rossa e rimandata in Italia.

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Sulla sinistra Diego Redivo, sullo sfondo una foto dell’archivio Altran

Una volta tornata in Italia, la Pasquinelli fu in prima linea a Trieste per accogliere i primi esuli provenienti dalla Dalmazia e fu in quel periodo che tentò inutilmente di far collaborare la Xª MAS con i partigiani bianchi per porre un argine alla disastrosa situazione del confine orientale. La collaborazione però non andò mai a buon fine a causa di ragioni storiche.

Una volta finita la seconda guerra mondiale, l’insegnante italiana iniziò a girare per l’Italia ed era costantemente tenuta sotto osservazione dai servizi segreti che ne controllavano tutte le mosse e gli spostamenti. Fintanto che, il 10 febbraio del 1947, come atto di reazione alla firma del trattato di pace che in quelle stesse ore a Parigi era in corso per assegnare la città di Pola alla Jugoslavia, assassinò con tre colpi di pistola il brigadiere generale Robert de Winton, comandante della guarnigione britannica di Pola.

Per la Pasquinelli si aprirono così le porte del carcere, condannata inizialmente alla pena capitale, la sua condanna venne poi commutata all’ergastolo e nel ’64 le venne concessa la grazia e quindi poté uscire dal carcere per accudire la sorella rimasta sola e gravemente malata. Maria Pasquinelli morì a Bergamo 3 mesi dopo aver compiuto cent’anni.

Chiaramente – ha concluso lo storico – la tragedia di Maria Pasquinelli va inserita nel discorso della coscienza nazionale, messa a dura prova in quelle zone che passarono da una parte all’altra della geografia politica dell’epoca per una semplice firma di un trattato di pace. L’atto estremo dell’ex insegnante italiana può rappresentare in senso figurato l’impotenza dei Paesi che, una volta finita la guerra, si trovarono dalla parte dei vinti e dovettero accettare il carissimo prezzo della sconfitta.

ettore romoli gorizia 26 27 marzo 2017
Sindaco di Gorizia Ettore Romoli
istituzioni civili militari gorizia pubblico
Istituzioni e cittadinanza in largo 27 marzo
istituzioni goriziane 27 marzo 2017
Istituzioni e cittadini Largo 27 marzo
vigili urbani gorizia
Vigili urbani con omaggio floreale
corana fiori manifestazione gorizia
Omaggio floreale Largo 27 marzo

Conclusioni

Come secondo appuntamento settimanale dedicato all’approfondimento di tematiche di carattere culturale, sociale e politico, sono davvero contento di aver partecipato a un bellissimo incontro dedicato alle grandissime manifestazione del ’46, che videro Gorizia protagonista a metà ‘900 e che portarono questi territori irredenti a veder garrire orgogliosamente il Tricolore. Molto interessante anche l’approfondimento dello storico Diego Redivo, che raccontando dettagliatamente la storia difficile e travagliata di Maria Pasquinelli, ne ha fatto una comparazione con il difficile contesto socio/politico che contraddistinse i primi anni successivi alla seconda guerra mondiale.

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