Centro stampa della Gedi a Gorizia, quale futuro per famiglie e lavoratori?

INTERROGAZIONE DI ANDREA TOMASELLA

CENTRO STAMPA DELLA GEDI A GORIZIA, QUALE FUTURO PER LE FAMIGLIE E I LAVORATORI?

Un cortese saluto ai componenti di quest’aula, ai cittadini presenti e coloro che invece ci seguono con la diretta streaming. Quest’oggi, carissimi colleghi, ho deciso di incentrare questa interrogazione su una vicenda che ha fortemente scosso la mia coscienza e che credo potrebbe avere dei risvolti importanti sul tessuto socioeconomico della nostra comunità. Per questo ho ritenuto opportuno scrivere alcune righe per domandare a questa amministrazione comunale, nel limite delle sue competenze e conoscenze, di fornirmi delle risposte o quantomeno degli elementi che mi possano tornare utili per conoscere lo stato di evoluzione della questione e se c’è l’intenzione di affrontarla ed eventualmente in quale modo.

Per contestualizzare questa mia interrogazione, faccio un salto all’indietro nel tempo di circa 7 anni. Come ricorderete, a febbraio 2011 nella zona industriale di Sant’Andrea a Gorizia venne presentato lo stabilimento dove ancora oggi vengono stampati alcuni quotidiani distribuiti in Friuli-Venezia Giulia, tra i quali Il Piccolo e il Messaggero Veneto. All’epoca, in cui la situazione economica era ancora più difficile di oggi, quell’apertura rappresentò una notizia positiva e di grandissima rilevanza, soprattutto per la nostra Gorizia che si trovò in una posizione strategica e perfettamente baricentrica rispetto a Udine e Trieste.

Se dal punto di vista degli investimenti, con oltre 10 milioni di euro, fu certamente un evento di grande prestigio per il nostro territorio, anche dal punto di vista occupazionale rappresentò certamente un avvenimento in controtendenza rispetto alla maggior parte del comparto produttivo locale. Inoltre, l’apertura del centro stampa rappresentò senz’altro anche un indispensabile architrave su cui poi poter posare una sana e robusta informazione per il nostro territorio.

Purtroppo, però, la cronaca recente racconta dell’annunciata chiusura del centro stampa di Gorizia che, su volontà del gruppo Gedi, vedrebbe trasferite attività e poligrafici a Padova. In sostanza, il personale, se non interessato ad eventuali prepensionamenti, sarà trasferito nel centro stampa di proprietà del gruppo a Padova. Tutto ciò con buona pace degli ingenti investimenti, della necessità di mantenere il legame con il territorio, della tutela dei posti di lavori e della qualità del prodotto giornalistico.

A tutto ciò si aggiunge la tragedia che, come tutti abbiamo tristemente appreso dalla stampa, ha colpito un lavoratore dello stabilimento che, in seguito all’annunciato trasferimento dell’attività produttiva dallo stabilimento di Gorizia a quello di Padova, si è tolto la vita. Anche in seguito a questo tragico evento, per il quale esprimo alla sua famiglia e ai suoi cari il mio cordoglio e la mia vicinanza, ho ritenuto fosse necessario proporre a questa amministrazione un ragionamento profondo sul ruolo della stampa e, soprattutto, sulla dignità del lavoro sul nostro territorio.

Lo spostamento del centro stampa, inaugurato soltanto nel 2011 e realizzato anche grazie a un consistente finanziamento del Fondo Gorizia al Consorzio di sviluppo industriale e artigianale del capoluogo isontino, oltreché finanziamenti europei, è certamente inseribile nella più grande e generale situazione di difficoltà dell’editoria nel nostro Paese e che con ristrutturazioni selvagge, tagli lineari e indiscriminati degli organici, crisi aziendali e precariato sempre più diffuso, sta costringendo il mondo dell’informazione ad annaspare nell’ennesima emergenza occupazionale e industriale. Dunque, in un’epoca di grande fragilità occupazionale, anche per la città di Gorizia si prospetta all’orizzonte un’ulteriore crisi complessa.

Da qui nasce l’esigenza della presente interrogazione, indirizzata all’assessore con delega alle politiche del lavoro Marilena Bernobich e all’assessore con delega alle attività produttive Roberto Sartori, con l’intento di conoscere quali saranno le azioni di competenza che intendono assumere al fine di individuare dei percorsi di salvaguardia dei livelli occupazionali che assicurino la piena ricollocazione dei lavoratori, concordando al tempo stesso soluzioni che impattino nel minor modo possibile sulla loro condizione esistenziale, familiare e professionale. Oltreché a tutela dell’indotto che tale attività ha per la nostra città, dato che i giornali se stampati in Veneto arriverebbero certamente più tardi rispetto a quanto accade oggigiorno e, per esempio, il pendolare che prende il treno presto dalla stazione di Gorizia probabilmente il quotidiano non lo comprerà più nelle nostre edicole ma nella città di arrivo.

Tutto ciò premesso,

si interrogano

gli assessori competenti per sapere:

  1. Data la grande importanza di un centro stampa e del relativo indotto sul territorio, se l’amministrazione comunale era a conoscenza della chiusura del centro stampa di Gorizia e se ci sono novità su questa tematica;
  2. In ogni caso, quali sono i provvedimenti che si ritengono opportuni e quali contromisure si potrebbero adottare secondo questa amministrazione per scongiurare la chiusura del centro stampa di Gorizia e quali misure intendono adottare per il lavoratori coinvolti;
  3. Se in futuro sia possibile per l’amministrazione comunale monitorare la situazione delle imprese sul nostro territorio e magari scongiurare ulteriori chiusure o spostamenti di produzione.

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Pressione fiscale delle imprese: Gorizia la migliore in Italia

Gorizia città con la pressione più bassa d’Italia per piccole e medie imprese

Ieri ho letto sul Messaggero Veneto un interessante approfondimento sulla situazione della pressione fiscale alle piccole e medie imprese del Friuli-Venezia Giulia. A tal proposito, l’esauriente tabella con i dati dell’Osservatorio Cna ha catturato la mia attenzione poiché si legge che nella nostra regione le PMI godono di un trattamento generalmente migliore rispetto al resto del Paese. In particolare, Gorizia è la città dove la pressione fiscale alle imprese è la più bassa d’Italia con una media che si assesta attorno al 54%.

tabella con dati pressione fiscale pmi del friuli venezia giulia
La pressione fiscale sulle piccole e medie imprese del Friuli Venezia Giulia

Al di là del dato certamente incoraggiante, ritengo che osservando con ancora più attenzione i dati forniti dalla tabella, ciò di cui ci si dovrebbe accorgere sta nel fatto che un imprenditore che opera sul nostro territorio lavora i primi 7 mesi dell’anno soltanto per pagare le tasse e poi il resto dell’anno, se gli va bene, è quanto rimane per soddisfare i bisogni suoi e quelli della sua famiglia.

Dunque, seppur sul nostro territorio è possibile essere un pizzico più ottimisti rispetto ad altre parti d’Italia, vi propongo un quesito: possiamo realmente accontentarci di questo risultato o dovremmo cercare di essere ancor più competitivi e attrattivi per le imprese? Scrivete un commento per dirmi che ne pensate, intanto procedo con la riflessione.

Micro, piccole e medie imprese nel futuro dell’Italia

Per come la vedo io, le micro, piccole e medie imprese sono e saranno anche in futuro il collante socioeconomico dei nostri territori. Queste imprese infatti rappresentano un patrimonio fatto di conoscenza e saper fare che è stato ereditato dal passato ma che sempre più ci servirà per guardare alle sfide del futuro con cauto ottimismo. In un’epoca di globalizzazione fuori controllo, ci sarà un ritorno ai valori del localismo inteso come processo di riavvicinamento alla qualità piuttosto che alla quantità e alle relazioni personali, culturali e professionali prima ancora che meramente economiche.

Le risposte quindi che saremo chiamati a dare dovranno andare verso gli imprenditori, con azioni mirate come ad esempio una fiscalità di vantaggio, in moda da liberare risorse ed energie rimaste “imprigionate” e che potrebbero garantire lavoro e nuovi investimenti. Un altro provvedimento quantomai necessario è senza dubbio una corposa sburocratizzazione, magari avvantaggiandosi delle grandi potenzialità che le nuove tecnologie offrono. Tutto ciò nell’ottica di ridare respiro e prospettive al settore e, soprattutto, ai più giovani che altrimenti il loro futuro lo immaginano all’estero.

Lo sviluppo delle PMI è anche compito di una buona politica

Il sistema Italia, fatto di eccellenze e saper fare, di competenze e originalità, non deve seguire acriticamente la chimera del globalismo fuori controllo e né tantomeno l’assurda competizione con i mercati dell’altra parte del mondo dove non vengono tutelati né i diritti umani né i diritti dei lavoratori ed è un optional anche la salvaguardia dell’ambiente. La competizione dovremmo ricominciare a farla alle nostre condizioni, magari seguendo come esempio proprio le buone prassi tipiche delle PMI: impegno, tanto lavoro e caparbietà.

Chiaramente, se tutto ciò sarà possibile dipenderà in buona parte anche dalla politica e dalle scelte lungimiranti che i suoi rappresentanti sapranno prendere. Di una cosa sono certo, per quanto mi riguarda al primo posto dell’agenda politica c’è l’ascolto di chi ama il proprio lavoro e lo porta avanti con cuore e passione. Soltanto con un ascolto aperto e generoso è possibile dare le giuste risposte e prendere le decisioni corrette che in tanti si aspettano dalla politica.

Prima di salutarci, se vi va, scrivete un commento per dirmi che ne pensate di questo articolo. Mi farà piacere sapere i vostri pareri e sarò contento di rispondervi. Condividete questo articolo con i vostri amici per aiutarmi a farlo conoscere e seguite la mia pagina Facebook per essere sempre aggiornati: www.facebook.com/andtomasella.

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